Questa volta potrebbe essere differente. Numerose sono state le occasioni, negli anni passati, in cui un minimo accenno di incremento della forza relativa degli indici espressione delle piccole e media capitalizzazioni, rispetto all’S&P500 o al Dow Jones, ha innescato dubbi sulla sostenibilità della crescita infinita delle mega caps Usa alimentata dall’esuberanza dei Magnifici 7. Nelle ultime settimane, però, il segnale a favore delle capitalizzazioni minori si è fatto più convincente, quantomeno come momentum di breve periodo. Dal 9 al 26 luglio l’indice spesso considerato come benchmark per le piccole capitalizzazioni statunitensi, il Russell 2000, ha espresso (in dollari) un allungo del 9,6%, rispetto al +1,6% del Dow Jones e al -3,1% dell’S&P500. D’altronde, i colossi che hanno alimentato la crescita negli ultimi anni stanno rallentando in modo vistoso (-14,5% di discesa per Nvidia e Meta, -11,5% per Alphabet, nello stesso arco temporale).
I fondamentali sostengono una potenziale prosecuzione di tale accenno di rotazione: l’indice Msci Usa Small Caps esprime a fine giugno un p/e atteso di poco superiore a 18, rispetto al valore di 21,4 per il Msci Usa, espressione delle grandi capitalizzazioni, mentre l’attuale rapporto prezzo/utile per lo S&P500 è superiore a 23. Non si evidenziano, invece, vantaggi, in termini di dividendi, in ogni caso inferiori al 2% annuo. Come sempre, l’allocazione settoriale spiega una parte delle divergenze di performance: l’indice Msci Usa è esposto per circa il 32% al settore tecnologico, mentre nel benchmark che guarda alle small caps americane dominano i titoli industriali (18% circa) e i beni di consumo (19% circa a livello aggregato) mentre la tecnologia si ferma al 12%.
Per coloro che volessero sfruttare tale tendenza, confidando che trovi conferma anche per il resto dell’estate, la lista di prodotti indicizzati facilmente inseribili in portafoglio è elevata. Limitandoci agli Etf quotati in Italia, l’offerta è ricca in termini di emittenti ma piuttosto concentrata come strategie: Spdr, Xtrackers, Amundi, Lgim e Invesco permettono di replicare le performance dell’indice Russell 2000, a costi estremamente compressi (range 0,25%-0,35% annuo); mentre l’indice Msci Usa Small Caps è coperto da iShares, a cui si aggiungono Credit Suisse, Jp Morgan e VaEck che propongono Etf legati a indici small caps statunitensi che coinvolgono strategie smart beta o sostenibili (elemento che può portare a disallineamenti non marginali).
In merito al mercato europeo, l’allungo delle azioni a minore capitalizzazione rispetto alle blue chips è molto meno evidente: se il Msci Europe ha incassato, dal 9 al 26 luglio, una flessione dello 0,7%, l’indice Msci Europe Small Caps si è limitato a un +0,6%, esprimendo si un vantaggio ma molto meno eclatante rispetto all’ambiente statunitense. Anche per questa area geografica l’offerta di prodotti indicizzati facilmente inseribili in portafoglio è elevata, per chi volesse cogliere tale accenno di inversione limitandosi al panorama europeo. (riproduzione riservata)