«Tether sta valutando un aumento di capitale da parte di un gruppo selezionato di investitori chiave di alto profilo, per massimizzare la portata della strategia della Società in tutte le linee di business esistenti e in quelle nuove (stablecoin, ubiquità della distribuzione, intelligenza artificiale, commercio di materie prime, energia, comunicazioni, media) di diversi ordini di grandezza». Questa la reazione postata su X di Paolo Ardoino, ceo di Tether, alle indiscrezioni raccolte da Bloomberg su trattative in corso con gli investitori per raccogliere tramite un collocamento privato tra 15 e 20 miliardi di dollari in cambio di una partecipazione di circa il 3% nella società che emette Usdt, la stablecoin più diffusa al mondo.
Numeri che valutano Tether 500 miliardi di dollari, proprio come OpenAI e più di SpaceX, che si ferma intorno ai 400 miliardi. E poiché la quota detenuta in Tether del presidente Giancarlo Devasini è intorno al 50%, in base a questa valutazione essa varrebbe 250 miliardi di dollari, rendendolo così il quarto uomo più ricco del mondo, preceduto di un soffio da Mark Zuckerberg con i suoi 265 miliardi.
«C’è un interesse enorme in investire in Tether», ha dichiarato Ardoino a milanofinanza.it, «ma saremo incredibilmente selettivi, accettando solo chi può essere strategico». Non c’è da stupirsi di questo interesse: con Donald Trump gli Stati Uniti hanno l’obiettivo di diventare la capitale mondiale delle criptovalute e stanno cambiando l’infrastruttura finanziaria consentendo a questo settore di prosperare e di portare le sue innovazioni tecnologiche nel mondo della finanza tradizionale. E le stablecoin sono la colonna portante del settore cripto. Il loro valore strategico per Washington è stato evidenziato dal segretario al Tesoro Scott Bessent: grazie alla loro diffusione nei Paesi un tempo chiamati del Terzo Mondo, le stablecoin difendono e consolidano l’egemonia del dollaro. Inoltre investono nei titoli del Tesoro Usa alleviando il fardello del debito pubblico.
E proprio mercoledì 23, poche ore prima dell’indiscrezione di Bloomberg, la presidente ad interim della Commodity Futures Trading Commission, Caroline D. Pham, ha annunciato che la stessa Cftc lancerà un'iniziativa per l'utilizzo di garanzie tokenizzate, tra cui le stablecoin, nei mercati dei derivati. «Il pubblico si è espresso: i mercati tokenizzati sono qui e sono il futuro. Per anni ho affermato che la gestione del collaterale è la killer app per le stablecoin sui mercati», ha dichiarato Pham.
«La decisione di riconoscere le stablecoin come parte dell'infrastruttura di mercato statunitense rappresenta un passo importante verso il rafforzamento della leadership degli Stati Uniti nella finanza globale e per garantire che i suoi mercati rimangano competitivi», ha dichiarato Ardoino, commentando l’iniziativa della Cftc. «Le stablecoin, che ora rappresentano un mercato globale da quasi 300 miliardi di dollari, stanno diventando un elemento fondamentale della finanza moderna, consentendo pagamenti più rapidi, maggiore liquidità e maggiore resilienza del mercato. Tether accoglie con favore l'opportunità di condividere la nostra esperienza in questo settore per contribuire a garantire che il quadro normativo statunitense non solo supporti l'innovazione, ma rafforzi anche la stabilità dei mercati globali».
Alla luce di questi eventi non stupisce che gli investitori si mettano in coda per entrare nel capitale di Tether. E gli ideali di democratizzazione dei mercati proclamati da tutto il mondo delle criptovalute? Perché qui si parla di investitori miliardari. Ma gira voce che nel giro di sei mesi potrebbero entrare anche i pesci piccoli: la tokenizzazione lo rende possibile. (riproduzione riservata)