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Jerome Powell, presidente Fed
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Scontro Trump-Powell: quei tentativi ricorrenti dei capi di governo di assoggettare la politica monetaria

di Angelo De Mattia
01 luglio 2025, 20:00 Ultimo aggiornamento: 20:31

La lettera di Trump a Powell riporta alla mente i biglietti di Mussolini a Stringher. Le critiche del presidente degli Usa sui ritardi dell’allentamento monetario e le minacce di destituzione scuotono l’equilibrio tra governo e Fed

La lettera di Trump al presidente della Fed, Jerome Powell, ha riportato alla mente, con ovvie differenze, i biglietti con i quali spesso Mussolini inviava ritagli del Popolo d’Italia in materia economica a Bonaldo Stringher, allora dg di Banca d’Italia, carica apicale quando non esisteva ancora quella di governatore che poi lui stesso ricoprì.

Mussolini accompagnava questi articoli con frasi enfatiche e minacciose del tipo «Questo è il mio vangelo», riferendosi al contenuto dell’articolo e invitando il dg a prenderne nota. Stringher spesso rispondeva con argomentazioni tecniche che nella sostanza si distaccavano dal «vangelo», seppure non in maniera frontale.

Il caso Stringher: un’autonomia che non piaceva a Mussolini

Tuttavia a Mussolini non piaceva affatto l’autonomia di Stringher, tanto che progettò di destituirlo con una forzatura giuridica, tale anche al tempo della dittatura (altra evocazione del caso Powell). Allora, però, accadde che due esponenti del fascismo che più diversi tra loro non avrebbero potuto essere, il giurista Alfredo Rocco e «l’uomo di mano», Roberto Farinacci, si recarono da Mussolini e lo avvertirono che, se avesse persistito nell’intento della destituzione, loro si sarebbero dimessi dalle rispettive cariche.

Mussolini desistette dall’intento, così come aveva finito con il cedere quando si era riproposto di attribuire l’unicità dell’emissione delle banconote, fino allora di competenza di tre istituti - Banca d’Italia, Banco di Sicilia e Banco di Napoli - a quest’ultimo. Anche questo progetto, in sostanza «ritorsivo» contro Banca d’Italia, alla fin fine fu abbandonato e l’unificazione dell’emissione fu, in conclusione, decisa nell’istituto di Via Nazionale.

Trump ha inviato a Powell una lettera con cui contesta il grave ritardo nell’allentamento monetario (i tassi della Fed sono oggi tra il 4,25 e 4,5%), sottolinea il pesante danno che egli avrebbe recato agli Usa e allega una tabella che evidenzia i tagli dei tassi operati da diverse altre banche centrali.

La risposta di Powell alle critiche di Trump

In sostanza, è la linea che si ripete ormai da tempo, alla quale Powell ha sempre risposto rigorosamente, con valide argomentazioni, a cominciare dall’incertezza indotta dai dazi, ma anche dalle guerre in corso e dall’andamento dell’inflazione.

Ieri ha parlato nel convegno di Sintra dimostrando competenza ed equilibrio. In teoria Powell e il Comitato monetario della Fed - dove peraltro cominciano a manifestarsi posizioni meno chiuse a una riduzione dei tassi - potrebbero anche sbagliare, ma l’immagine di un governo che con il suo capo inveisce a giorni alterni contro il presidente della Fed - spesso coprendolo di insulti - è la prima volta che si vede nell’Occidente dopo la seconda guerra mondiale.

Addirittura alcune cronache riportano la possibilità che Trump nomini sin d’ora il nuovo presidente della Fed: pur entrando in carica solo a maggio quando scadrà il mandato di Powell, quest’ultimo potrebbe essere indotto a lasciare prima la carica, protetto dalla legge contro misure di destituzione prima di tale cessazione. Siamo, dunque, alle solite: il fastidio e il rigetto nei confronti dei «check and balance», degli organi neutri di regolamentazione, controllo e garanzia non inquadrati nell’amministrazione.

La critica non è certo vietata, ma deve svolgersi su basi oggettive, tecnico-scientifiche e deve essere biunivoca per far funzionare dialettica e pluralismo istituzionali: dal governo alla Banca Centrale e da questa al governo, quando per entrambi i casi esistano i presupposti.

Non si dimentichi che è in ballo quella risorsa fondamentale che è il risparmio con la sua tutela e l’affidabilità delle istituzioni competenti in materia. D’altro canto, ciò che avviene negli Usa interessa l’intero mondo e può avere una carica imitativa, come sta accadendo in altri campi. Il caso Stringher è lontano, ma nuove edizioni sono purtroppo sempre possibili. Anche in versione farsa, come sosteneva Marx. (riproduzione riservata)



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