Nuove misure in arrivo in ambito di riforma del fisco. Mercoledì 21 febbraio il viceministro dell’Economia Maurizio Leo porterà sul tavolo del consiglio dei ministri a Palazzo Chigi un decreto legislativo - il nono, nel quadro della delega fiscale - che punta a ridisegnare il sistema sanzionatorio in un’ottica di proporzionalità.
Duplice l’obiettivo del pacchetto: da un lato, semplificare il sistema eliminando sovrapposizioni tra provvedimenti di natura amministrativa e penale (ne bis in idem); dall’altro, come diretta conseguenza, rendere più facilmente esigibili da parte dello Stato i crediti dei contribuenti. Scopo di fondo è infatti quello di ridurre i mancati incassi erariali, soprattutto alla luce dei buoni numeri comunicati il 4 febbraio scorso dall’Agenzia delle Entrate: nel 2023, il recupero crediti ha segnato un incremento del 22% rispetto all’anno precedente toccando i 24,7 miliardi, ai quali vanno sommati i 6,7 miliardi recuperati da altri enti come Inail e Inps per un totale di 31 miliardi: pressappoco il valore di una manovra.
Tra le misure previste - destinate anche alle partite Iva - dovrebbe rientrare l’esclusione della punibilità per quella che lo stesso Leo ha definito «evasione per necessità»: i soggetti che non hanno versato a causa di sopravvenute difficoltà finanziarie (per un imprenditore, ad esempio, una crisi di liquidità riconducibile a crediti non pagati dalla pubblica amministrazione o da privati) non verranno sanzionati, a condizione che saldino, anche a rate. Inoltre, nell’ottica del ravvedimento operoso, l’accordo transattivo tra cittadino e Fisco verrà valutato anche ai fini della eventuale apertura di un procedimento penale.
Con il «decreto sanzioni» il ministero dell’Economia punta ad allineare il sistema italiano con quello europeo. Se la media di quest’ultimo si attesta attorno al 60%, in Italia i provvedimenti arrivano a toccare valori anche quattro volte maggiori: per l’omessa dichiarazione dei redditi la sanzione amministrativa, ad esempio, va da un minimo del 120 a un massimo del 240% dell’ammontare dell’imposta dovuta.
Il decreto, in fase di limatura in attesa del parere della Ragioneria dello Stato, è atteso nel consiglio dei ministri di mercoledì 21 febbraio o, al più tardi, della prossima settimana. Nella tabella di marcia di Via XX Settembre la riforma del fisco dovrebbe essere portata a termine entro primavera, anche se bisognerà attendere la fine dell’anno: ben prima, nell’uno e nell’altro caso, dei 24 mesi previsti dalla delega al governo approvata nell’agosto dello scorso anno. Nel frattempo, il governo è al lavoro sul prossimo decreto, atteso nel terzo trimestre, dedicato alla riscossione. (riproduzione riservata)