Tre novità per l’edizione 2027 dell’Italian Global Series Festival: una sezione - curata direttamente da Apa - dedicata ai microdramas, cioè le serie tv verticali pensate per gli smartphone, i pitch sul genere horror e il potenziamento della SummerSchool. A una settimana dalla chiusura dell’evento 2026, i numeri che fotografano il festival indicano un centinaio di giornalisti accreditati, oltre 8 milioni di visualizzazioni sull’account Instagram, più di 90 talenti italiani intervenuti e 40 dall’estero. «Sono molto soddisfatta dei risultati, visto che abbiamo avuto un grande riscontro sia per le proiezioni che per gli incontri con i protagonisti delle serie e quelli dell’industria. Il nostro obiettivo è dare al festival un respiro internazionale, così come è stato quest’anno» dice Chiara Sbarigia, presidente dell’Apa, l’associazione dei produttori audiovisivi.
Domanda. Il settore audiovisivo italiano è in stallo, in che modo va rilanciato?
Risposta. La cosa più importante è assicurare al comparto, che ha un grande indotto e genera molta occupazione, le risorse pubbliche e private sufficienti, una visione di medio-lungo periodo, in modo che i produttori possano sviluppare i progetti con continuità. Adesso possono invece lavorare guardando solo alla situazione contingente. Poi c’è un’altra questione che va superata: quella dell’eccessiva burocrazia, che rende tutto più complicato e crea lungaggini nella riscossione del tax credit. Andrebbe semplificata.
D. Proprio sul tax credit il dibattito è ancora molto accesso. Ma l’Italia non sta seguendo una politica opposta a quella di altri Paesi europei?
R. È proprio così: mentre altri Paesi, con in prima fila Germania e Francia, aumentano le risorse da destinare al settore audiovisivo, da noi sta accadendo l’opposto, in barba a tutte le evidenze a supporto delle importanti ricadute in termini culturali, economici e industriali scaturite dal comparto, che nel 2025 ha generato un valore stimato di circa 17 miliardi. Al momento per il tax credit audiovisivo mancano 50 milioni, speriamo che il governo li reintegri.
D. La mancanza di investimenti di medio-lungo periodo è uno dei maggiori problemi...
R. La produzione italiana è di grande qualità, ma la capacità di fare programmazione si scontra inevitabilmente, peraltro in un quadro di contrazione del tax credit e degli investimenti, con il forte aumento dei costi negli ultimi anni e il conseguente impatto negativo sui margini reddituali.
D. Cosa si dovrebbe fare?
R. In una fase di grande cambiamento servirebbe far convergere tutte le forze in un discorso strategico di Paese, che coinvolga pubblico e privato. In sintesi, una strategia nazionale, mentre adesso la tendenza è all’opposto e si tende verso la frammentazione decisionale. (riproduzione riservata)