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Il presidente di Save Enrico Marchi
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Aeroporti Save, gli ostacoli per Ardian che punta al 50% degli scali veneti

10 marzo 2025, 21:00 Ultimo aggiornamento: 25 marzo 2025, 07:02

Il fondo transalpino punta al 50% e vuole contare nella governance ma valuta l’asset un miliardo contro gli 1,3 chiesti dagli azionisti Dws e Infravia in uscita | Finint tratta per far entrare Ardian negli scali del Nordest

Ardian prova a strappare una governance paritaria a Finint su Save. Iniziano a emergere i primi dettagli della trattativa in esclusiva fra il fondo francese (che è appena salito anche al 32,6% di Heathrow) e Finint sgr sulla vendita delle partecipazioni in mano a Infravia e ai tedeschi di Dws negli aeroporti Save.

La trattativa sulla governance di Save

Dopo l’opa del 2027 che ha delistato la società che gestisce gli scali di Venezia, Treviso, Verona e Brescia-Montichiari (in portafoglio c’è anche l’areoporto belga di Charleroi), Dws e Infravia hanno il 44% a testa della holding Milione, a cui fa capo il 98,8% di Save (1,2% sono azioni proprie), mentre la Finint del banchiere Enrico Marchi ha il 12% ma tiene in mano il pallino della governance.

Lo statuto infatti gli permette di nominare i vertici e gli ha assegnato di fatto un potere di veto sugli aspetti chiave della vita del gruppo.

Il negoziato sul prezzo

Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, Ardian (che valuta il 100% di Save un miliardo di euro) avrebbe ottenuto nella trattativa con Finint di poter salire al 50% con una governance più equilibrata, mentre nei piani iniziali il nuovo Infrastructure Sustainable Fund di Finint Infrastrutture sarebbe dovuto salire ad almeno il 51%. Le parti stanno trattando anche sul prezzo. Il miliardo di euro messo sul tavolo da Ardian supera i 900 milioni di equity value offerti nei mesi scorsi dagli australiani di Ifm e da Brooksfield. Ma Dws e Infravia vogliono riottenere i multipli del 2017 (15 volte l’ebitda) in modo da valorizzare l’asset circa 1,3 miliardi.

Fino a qualche settimana i due investitori internazionali spingevano per organizzare un’asta in modo da cedere le quote al miglior offerente entro giugno, ma l’esclusiva assegnata da Marchi ad Ardian (seguito come advisor da Mediobanca) ha cambiato lo scenario. Le parti stanno ancora trattando su alcuni aspetti della governance e sul prezzo ed è possibile che su questo alla fine si incontrino a metà strada.

L’effetto Ardian sulla raccolta di Infrastructure Sustainable Fund 

Rimarrebbe da risolvere il problema degli oltre 400 milioni di euro che l’Infrastructure Sustainable Fund di Finint dovrebbe sborsare. Con un accordo su un equity value di 1,1 miliardi, il 12% di Save in tasca a Marchi varrebbe circa 130 milioni di euro. Il resto dovrebbe arrivare quindi dal nuovo fondo della merchant bank nordestina, la cui raccolta finora non è decollata.

A quanto risulta, le parti hanno studiato un meccanismo che in caso di intesa sul prezzo renderebbe possibile chiudere il riassetto di Save in anticipo rispetto al completamento del fundraising, su cui in Finint si sta lavorando pancia a terra. Nei mesi scorsi il nuovo fondo nordestino ha scontato il fatto di non avere track record da esibire e di essere sostanzialmente ritenuto mono-asset, anche se redditizio.

Si scommetterebbe anche sul fatto che in caso di closing la presenza di Ardian - che ha già investito con successo sugli aeroporti italiani (con 2i di F2i) e ha forte expertise del settore - sia in grado di superare le perplessità degli operatori di mercato attivi sul dossier, facendo da market mover anche per la chiusura della raccolta. (riproduzione riservata)



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