Prima gli australiani di Ifm Investors, poi il fondo canadese Brookfield. Sono i due grandi asset manager con il pallino delle infrastrutture con cui, secondo quanto riferiscono più fonti finanziarie a MF-Milano Finanza, il banchiere di Finint Enrico Marchi ha provato nei mesi scorsi a ridisegnare il riassetto di Save per liquidare i partner Dws e Infravia.
Entrambe le trattative però sono naufragate per la complessità dell’operazione sugli aspetti che riguardano la struttura, la governance e il prezzo. In più, appena lanciato, il fondo Finint Infrastrutture – il veicolo con cui Marchi intende rientrare nel capitale di Save (ora è presente con la holding Finint) – non ha track record da esibire e questo non aiuta la raccolta per la sottoscrizione delle quote da parte dei grandi investitori istituzionali. Un ulteriore aspetto di complessità che non aiuta il deal.
Con Ifm, che in Australia gestisce tutti i principali aeroporti, i contatti ci sono stati sul finire delle scorso anno e sembra che siano ripresi quest’estate per ritrovare la quadra, anche perché il fondo - che in Italia ha già investito nella Brebemi e in Erg a fianco della famiglia Garrone - è interessato a mettere a segno altri blitz. A maggio Ifm aveva messo nel mirino la quota di Pizzarotti nella milanese Tangenziale Esterna.
Quest’anno invece le trattative di Marchi per Save si sarebbero tenute principalmente con Brookfield, che nella primavera del 2022 era pronto a muovere a fianco di Florentino Perez sull’ex Atlantia che ha in pancia anche gli Aeroporti di Roma. Anche con i canadesi le discussioni si sono bloccate sul prezzo. A luglio gli ultimi contatti. Il riassetto nel capitale della società nordestina è ancora lontano dal decollo. (riproduzione riservata)