Altro che semplice kermesse canora: il Festival di Sanremo è una macchina economica che genera oltre 300 milioni di euro. Secondo il Centro studi di Unimpresa, l’impatto complessivo stimato raggiunge 300,8 milioni di euro, di cui 219 milioni di valore diretto e 81,8 milioni attivati lungo le filiere collegate, con un moltiplicatore pari a 0,37: ogni euro prodotto dall’evento attiva altri 37 centesimi nell’economia allargata.
Il dato tiene conto non solo della settimana televisiva, ma di un arco temporale che si estende fino a dodici mesi dopo la messa in onda, confermando come Sanremo sia ormai un’infrastruttura culturale permanente più che un evento effimero.
La fetta più consistente del giro d’affari arriva, neanche a dirlo, dalla raccolta pubblicitaria della Rai: 103,5 milioni di euro, di cui 75 milioni diretti e 28,5 milioni di filiera. Le tariffe hanno toccato punte di 4.900 euro al secondo nel prime time, con telepromozioni da 60 secondi capaci di superare i 2 milioni di euro.
A fronte di costi organizzativi stimati tra 20 e 25 milioni, il margine lordo per la tv pubblica si collocherebbe intorno ai 50 milioni di euro.
La seconda voce per peso economico è relativa a sponsorizzazioni e partnership commerciali, che valgono 52 milioni di euro (38 milioni diretti e 14 milioni di filiera). Naming sponsorship, product placement e campagne di co-marketing trasformano il Festival in una piattaforma pubblicitaria integrata.
Tra le presenze più visibili spicca la nave Costa Toscana, utilizzata come hub musicale e piattaforma promozionale galleggiante.
La terza voce è l’industria musicale, con 58,8 milioni di euro complessivi (42 milioni diretti e 16,8 di filiera). Gran parte del valore si genera nei mesi successivi grazie a streaming e diritti connessi.
Secondo i dati di Fimi (Federazione Industria Musicale Italiana), i brani di Sanremo 2025 hanno totalizzato 1,8 miliardi di stream nell’anno, a conferma del ruolo strutturale del Festival come acceleratore del mercato discografico.
Il comparto turismo, ospitalità e commercio locale produce 40,5 milioni di euro (31 milioni diretti e 9,5 milioni di filiera). Si stimano circa 7.250 arrivi e quasi 40.000 pernottamenti, con una permanenza media di 5,5 giorni e una spesa giornaliera attorno ai 500 euro. L’80% dei pernottamenti si concentra nel comune ligure che ospita l’evento.
Le produzioni televisive, digitali e live satellite generano 25,7 milioni di euro (18,5 milioni diretti e 7,2 milioni di filiera), includendo streaming su RaiPlay, contenuti collaterali e ricavi pubblicitari digitali. Nel 2026 si stimano oltre 12 milioni di contenuti social legati all’evento.
Chiude il comparto moda, cosmetica e lifestyle con 20,3 milioni di euro (14,5 milioni diretti e 5,8 milioni di filiera). Il Green Carpet e i look degli artisti garantiscono ritorni mediatici significativi per maison come Valentino, Armani, Versace e Fendi.
Nel complesso, pubblicità e sponsorizzazioni rappresentano circa la metà del valore totale, mentre l’altra metà è distribuita tra musica, turismo, produzioni e moda.
«Sanremo 2026 non è soltanto il Festival della canzone italiana: è una delle più rilevanti infrastrutture culturali ed economiche del Paese», commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi. «Un moltiplicatore che dimostra come la cultura, se ben organizzata, possa diventare economia concreta». Insomma, Sanremo, numeri alla mano, è molto più di una canzone. (riproduzione riservata)