Gli italiani ricorrono sempre di più alla sanità privata. E forse non proprio per scelta. Tanto che la spesa sanitaria privata ha raggiunto i 43,3 miliardi, arrivando a rappresentare quasi un quarto del totale della spesa sanitaria in Italia. Questo emerge dal 21esimo rapporto sulla sanità del Crea, il Centro per la ricerca economica applicata in sanità (già consorzio promosso dall'università di Roma Tor Vergata e dalla Fimmg), presentato nella sede del Cnel, Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro.
Allo stesso tempo la quota di copertura pubblica della spesa sanitaria è diminuita dal 81% al 72,6%, un valore inferiore alla media dei Paesi europei. D’altronde la spesa sanitaria pubblica italiana è inferiore del 45% rispetto alla media dei Paesi europei.
E parallelamente rispetto agli anni ‘80 la quota di famiglie che spende privatamente per la sanità è aumentata dal 50,8% al 70%. Per di più, l’incidenza della spesa privata delle famiglie per la sanità sui bilanci familiari è più che raddoppiata, dalla nascita del Ssn nel 1978 a oggi, raggiungendo in media il 4,3%, e toccando il 6,8% per le famiglie meno istruite. Il prezzo più alto lo pagano le famiglie meno abbienti: la quota di spesa privata sostenuta dal 60% dei nuclei più poveri è cresciuta dal 27,6% al 37,6%.
Un’altra differenza che il Rapporto ha rilevato è quella geografica. Mentre la spesa privata nel Nord è infatti cresciuta parimenti al reddito disponibile, «nel Centro e nel Mezzogiorno si è incrementata molto di più, drenando risorse prima destinabili ad altri obiettivi: un comportamento di spesa delle famiglie che fa capire come le famiglie ritengano i consumi sanitari extra Ssn qualcosa di necessario e non posticipabile».
Alla luce di questi dati il Crea evidenzia che «senza un cambio di paradigma, il Ssn non sarà in grado a rispondere ai bisogni in evoluzione della popolazione, guidata dalla demografia, ma anche dalle modifiche nelle strutture sociali». (riproduzione riservata)