Fausto Manzana sonda i fondi di private equity per la cessione di quote di minoranza di Gpi (Gruppo per l’Informatica). È il colosso trentino della sanità digitale che vende software a ospedali, cliniche private e alla Pa e sistemi per gestire l’offerta di prestazioni sanitarie (cup), i servizi di telemedicina e la logistica dei farmaci. Settori dove operano anche i concorrenti Engineering, Almaviva e Dedalus.
Secondo quanto riferiscono fonti finanziarie a MF-Milano Finanza, il fondatore del gruppo da oltre 500 milioni di euro di ricavi e partecipato da Cdp avrebbe intenzione di scendere nel capitale, monetizzando pacchetti della società ma senza cederne il controllo.
Manzana, che ha fondato Gpi a fine anni ‘80 e ora è fra i 100 uomini più ricchi d’Italia, tiene saldamente le redini della governance: la holding di famiglia FM ha in portafoglio il 47,9% del capitale ma esprime il 57,3% dei diritti grazie al voto maggiorato. L’imprenditore, che fino allo scorso anno è stato anche presidente di Confindustria Trento, è l’amministratore delegato.
I teaser su Gpi sono sul tavolo di molti fondi di private equity che stanno studiando il dossier. Per il momento però pare che l’interesse sia ancora limitato. Cassa - che era entrata nel libro soci nel 2022 a seguito di un aumento di capitale da 140 milioni con sottoscrizione della metà delle quote e che gli ha consegnato il 18,4% della società (con il 22,3% dei diritti di voto) - non sarebbe coinvolta nella cessione di quote. Altro azionista, ma sotto il 5%, è l’Istituto Atesino di Sviluppo (Isa), con il 0,58%. Il resto è flottante, negoziato dal 2016 sul segmento Euronext Milan di Piazza Affari.
Sfruttando il trend di crescita della spesa per la salute e la necessità di ottimizzarne i costi, Gpi è un gioiellino della sanità digitale che con una cinquantina di controllate e filiali operative all’estero ha oltre 9 mila clienti presenti in 70 Paesi, fra cui Francia, Germania, Austria, Svizzera e Stati Uniti. Impiega 7.600 persone.
Lo scorso anno ha fatturato 510 milioni, realizzando 105 milioni di ebitda e 86,4 milioni di utili grazie a un politica di m&a che dal 2017 ha visto il gruppo investire oltre 400 milioni. Le ultime acquisizioni sono state Tesi Elettronica nel 2022 e la francese Evolucare l’anno successivo.
Con un tasso medio di crescita del 17% (cagr), i ricavi erano 327 milioni nel 2021, 386 milioni nel 2022, 433 milioni nel 2023 e 510 milioni lo scorso anno. Il piano industriale prevede di superare i 700 milioni in quattro anni, al netto di ulteriore shopping.
Oltre che sull’internazionalizzazione, il focus per il momento è sulla crescita organica da spingere attraverso un processo di riorganizzazione interna che prevede l’accentramento di varie funzioni aziendali e la creazione di strutture commerciali verticali. Contattata, non è stato possibile raccogliere un commento da FM. (riproduzione riservata)