Finalmente qualcuno ha messo alle strette Sam Altman. Ospite della puntata dell’1 novembre del podcast Bg2 Pod – intitolato All Things AI – condotto dall’investitore statunitense Brad Gerstner, il numero uno di OpenAI è stato sottoposto alle domande che ormai da mesi (più o meno retoricamente) circolano tra giornalisti, investitori ed esperti del settore.
A un certo punto dell’intervista, Gerstner incalza Altman con una domanda diretta e specifica: «Come può una compagnia con 13 miliardi di dollari di ricavi assumersi impegni di spesa per 1,4 trilioni di dollari? Avete sentito le critiche?».
In quel preciso momento, i toni della conversazione si scaldano. Altman, visibilmente più teso e con il volto che a stento scruta lo schermo attraverso cui è connesso, risponde con un secco: «Innanzitutto, facciamo ricavi maggiori di quelli da te citati. Secondo, Brad, se vuoi vendere le tue azioni, te lo trovo io un acquirente».
A quel punto, il ceo di Microsoft Satya Nadella, anche’egli ospite della puntata, scoppia in una fragorosa risata, offrendo supporto ad Altman nel contraddittorio con Gerstner. Quest’ultimo invece mostra un sorriso dai tratti più isterici, sicuramente non autentico. Quindi, Altman continua: «Basta, è chiaro che chiunque là fuori comprerebbe le nostre azioni». E Gerstner, inerrompendolo,risponde con tono di sfida: «Io per primo».
Ma Altman non si lascia intimidire e continua con tono polemico e irritato, riferendosi alle critiche sempre più diffuse sui social e sui media: «Penso che potremmo vendere le tue azioni, o quelle di chiunque altro, a chi sta facendo più rumore su Twitter o altrove, molto velocemente. Non ci sono molte occasioni in cui voglio essere una compagnia pubblica, ma una delle rare volte in cui è allettante è quando certe persone scrivono cose assurde tipo “OpenAI sta per fallire”, e cose del genere. Mi piacerebbe dirgli che possono vendere allo scoperto le azioni, e mi piacerebbe vederli bruciati da questa scelta».
Dopo l’improvviso picco di tensione, Altman cerca di calmarsi e di rispondere con maggiore cautela, offrendo una visione più pragmatica e auto-critica: «Anche se stiamo pianificando attentamente, potremmo fare grossi errori. Questa è la scommessa che stiamo facendo, e prendiamo un rischio con essa».
Ora che OpenAI ha completato la sua ristrutturazione interna e ha siglato un accordo strategico con Microsoft, l’attenzione si sposta inevitabilmente su un possibile debutto in borsa. Le voci si fanno più concrete dopo un recente report di Reuters, che indica una valutazione di 1 trilione di dollari per l’Ipo della compagnia.
Sam Altman ha delineato le principali "scommesse" su cui OpenAI intende puntare, tra cui l’espansione di ChatGPT, lo sviluppo di dispositivi per consumatori, il business del cloud e l’automazione scientifica. Inoltre, l’azienda ha avviato iniziative per monetizzare la sua app virale Sora, facendo pagare per le generazioni video AI.
A supporto di queste ambiziose strategie, OpenAI ha firmato accordi multimiliardari con colossi tecnologici come Nvidia, Oracle e Amd, impegnandosi in spese per l’acquisto di chip e l’ampliamento dei suoi data center. Il futuro della compagnia sembra quindi essere costellato da opportunità e rischi, con un focus crescente sulla scalabilità e sulla sostenibilità a lungo termine.(riproduzione riservata)