L’intelligenza artificiale sta diventando una bolla. A temerlo sono ormai diversi osservatori, ma se a dirlo è l’amministratore delegato di OpenAI, la società che ha lanciato ChatGpt nel 2022, è diverso. Sam Altman ha avanzato i suoi dubbi sulle dinamiche del settore in una conversazione con il sito The Verge, specializzato in tecnologia, e altre testate statunitensi.
In più, ha dato anche alcuni indizi sui dossier caldi sul suo tavolo –innanzitutto la spesa per i data center ma anche l’eventuale spezzatino di Google – mentre alcuni dipendenti avrebbero in programma di vendere azioni per circa 6 miliardi di dollari in un’operazione che valuterebbe l’azienda 500 miliardi.
ChatGpt ha quadruplicato la sua base utenti in un anno fino a raggiungere oltre 700 milioni di persone a settimana, secondo il ceo. «Molto presto, miliardi di persone al giorno parleranno con ChatGpt», ha detto Altman. «Siamo il quinto sito più grande al mondo e penso che siamo sulla strada per il terzo posto». Il che, secondo i calcoli di The Verge, significherebbe superare Instagram e Facebook (entrambe di proprietà di Meta). «Poi diventa più difficile. Che ChatGpt sia più grande di Google è davvero dura», ha ammesso Altman.
Tuttavia, proprio il destino di Alphabet potrebbe cambiare lo scenario. Il gruppo di Mountain View attende nel mese di agosto la sentenza del più impegnativo tra i procedimenti antitrust che lo coinvolgono. Si tratta dell’inchiesta per presunto «monopolio illegale» nel campo delle ricerche online, per il quale il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti vorrebbe la cessione del browser Chrome. «Se Chrome sarà davvero in vendita, dovremmo dargli un’occhiata», ha detto Altman. Il browser ha già ricevuto un’offerta da una startup concorrente di OpenAI, Perplexity, che ha messo sul tavolo 34,5 miliardi di dollari.
«Dovete aspettarvi che OpenAI spenda trilioni di dollari nella costruzione di data center nel prossimo futuro», ha aggiunto l’ad. OpenAI, infatti, ha bisogno di un’enorme capacità computazionale per supportare ChatGpt e proporre versioni sempre aggiornate e migliorate del chatbot. Il rilascio di Gtp-5, ad esempio, ha dovuto fare i conti con una carenza di gpu (le unità elettroniche sofisticate alla base delle applicazioni di AI).
Tuttavia, il ceo non esclude che queste spese pazze - comuni a tutti i big del settore – stiano generando una bolla. «Quando ci sono bolle, le persone intelligenti si entusiasmano troppo per un nocciolo di verità», ha spiegato. «Nella maggior parte delle bolle della storia, come quella tecnologica, c’era qualcosa di reale. La tecnologia era davvero importante. Internet era un grosso affare. Le persone si sono entusiasmate troppo. Siamo in una fase in cui gli investitori nel complesso sono troppo entusiasti riguardo all’AI? La mia opinione è sì. L’AI è la cosa più importante accaduta da molto tempo? La mia opinione è anche sì».
L’intelligenza artificiale sta, infatti, rivoluzionando una molteplicità di settori. In alcuni casi drenando risorse e scardinando schemi consolidati. Le AI overview, ad esempio, stanno modificando il traffico in arrivo sui siti web. A questo proposito Altman ha detto di credere che «le persone visiteranno meno siti», ma anche che «daranno più valore ai contenuti creati dall’uomo. La mia scommessa è che i contenuti creati, approvati e curati dagli esseri umani aumenteranno di valore in modo drammatico», ha sostenuto.
Infine, il fondatore di OpenAI ha risposto anche ad alcune domande sul suo futuro. A chi chiedeva se continuerà a guidare la società tra qualche anno ha replicato: «Magari tra tre anni il ceo sarà un’AI, tre anni sono un sacco di tempo». In più, ha lasciato intendere di non vedersi alla guida di una società quotata in borsa. «Riuscite a immaginarmi in una call sugli utili?», ha chiesto. (riproduzione riservata)