La pressione sul Patto di Stabilità aumenta e acuisce le frizioni tra Bruxelles e Roma. Nel pieno delle tensioni geopolitiche dal Medio Oriente al fronte russo-ucraino, il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini alza il livello dello scontro con l’Unione europea e apre esplicitamente alla possibilità di una deroga unilaterale ai vincoli di bilancio.
«Bruxelles non può far finta di niente. L’Italia non è in guerra né in Ucraina né in Iran: vorremmo semplicemente che non fossero gli italiani a pagarne lo scotto», ha detto martedì 14 aprile intervenendo a Rtl 102.5. Il riferimento è al possibile impatto economico dei nuovi shock energetici legati al conflitto tra Stati Uniti e Iran, che si sommano alle conseguenze della guerra tra Russia e Ucraina.
Da qui la richiesta: sospendere il Patto di Stabilità per consentire margini di spesa a sostegno di famiglie e imprese. «Se ce lo fanno fare bene, altrimenti lo faremo da soli», ha aggiunto, evocando anche il rischio di una procedura d’infrazione: «Voglio vedere se qualcuno aprirà un’infrazione se oseremo aiutare gli italiani».
Il tema più urgente, secondo il ministro, è quello energetico. L’aumento dei prezzi dei carburanti, in particolare del jet fuel, sta già mettendo sotto pressione il comparto del trasporto aereo. «Il carburante per aerei è quello che è più aumentato. Per ora siamo riusciti a tenere fermi i prezzi dei biglietti, ma se il conflitto dovesse proseguire sarà difficile», ha spiegato.
Al momento il governo esclude misure emergenziali come razionamenti, targhe alterne o didattica a distanza, ma il focus si sposta su interventi economici per contenere l’impatto sui settori più esposti: autotrasporto, agricoltura e pesca. Tra le ipotesi allo studio, Salvini ha detto che, «insieme al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, stiamo ipotizzando il blocco del conto energia, del conto bollette, luce, gas al pre-guerra in Iran per tutto il 2026».
L’idea è di congelare le bollette a un certo livello, lasciando allo Stato il compito di coprire la differenza rispetto ai prezzi di mercato. Una misura che, in concreto, combinerebbe tre leve principali: un price cap su energia elettrica e gas, un rafforzamento dei sussidi in bolletta (dal taglio degli oneri di sistema alla riduzione dell’Iva) e meccanismi di compensazione per le imprese energetiche. Questo pacchetto di interventi, che punta ad agire direttamente sui prezzi finali dell’energia, implicherebbe però un significativo impegno di finanza pubblica e riporta al centro il confronto con Bruxelles sulla flessibilità fiscale.
Salvini, durante l’intervento in radio, si concentra poi su una filiera produttiva già in tensione. «Ci sono imprese che hanno fermato l’asfaltatura delle strade perché il bitume è aumentato del 60-70%», ha sottolineato il ministro. Un aumento che rischia di compromettere la sostenibilità economica degli appalti pubblici, con contratti stipulati a condizioni ormai superate dai nuovi prezzi delle materie prime.
Da qui il messaggio politico: senza un allentamento delle regole fiscali europee, il governo è pronto a intervenire autonomamente. «O Bruxelles se ne accorge o la sveglia gliela suoniamo noi». Le dichiarazioni arrivano in una fase delicata per la governance economica europea, già alle prese con il ritorno delle regole fiscali e con le richieste di maggiore flessibilità da parte di diversi Stati membri. L’Italia, con un debito pubblico elevato e una crescita fragile, si trova in prima linea nel chiedere margini di manovra aggiuntivi. (riproduzione riservata)