Il governo del Mozambico ha segnalato che potrebbe contestare o rinegoziare le proposte di aggiornamento dei costi (+4,5 miliardi di dollari) e dilazione della timeline contrattuale (10 anni) avanzate dalla compagnia petrolifera francese, TotalEnergies, per il progetto per la produzione di gas naturale liquefatto in Mozambico, attualmente completato al 40% circa, chiamato Rovuma Lng.
Il presidente del Paese, Daniel Francisco Chapo, ha indicato che l’esecutivo presenterà contro-argomentazioni sia sulla richiesta di estendere il periodo di sviluppo/produzione sia sull’aumento del budget.
Durante la call, in seguito alla pubblicazione dei risultati del terzo trimestre del 2025, TotalEnergies ha ribadito la volontà di procedere rapidamente con la riattivazione del progetto, confermando un orizzonte di avvio operativo nel 2029, una volta ottenute le nuove autorizzazioni governative. Il management ha parlato di una ripartenza immediata dopo il via libera definitivo.
Per Saipem, secondo i calcoli di Equita, il riavvio varrebbe ben 3 miliardi di euro di backlog (portafoglio ordini) con margini in linea con quelli del business onshore, quindi una percentuale mid single digit, a cui aggiungere 0,5-1 miliardo di extra-lavori/ripristini coerenti con le richieste avanzate da TotalEnergies. Al momento il gruppo guidato da Alessanro Puliti opera sul progetto tramite un contratto di «stand-by», che ha sostenuto il conto economico nel 2024 e nel 2025.
Il Mozambico si avvia a diventare un produttore di gas tra i primi 10 a livello mondiale entro il 20240. Per questo e perché condivide gli impianti il colosso oil statunitense, Exxon, è interessato al progetto di TotalEnergies. Tanto che spera di prendere una decisione finale di investimento sul gas naturale liquefatto di Rovuma all'inizio del 2026, con un primo carico entro il 2030. Exxon è responsabile della costruzione e della gestione degli impianti di liquefazione a terra, mentre Eni è responsabile delle unità di produzione galleggianti nel blocco di acque profonde denominato Coral North e South.
Con il riavvio del progetto in Mozambico confermato, ma con la fase autorizzativa più lunga, Equita ha ribadito il rating hold e il target price a 2,70 euro sul titolo Saipem, invece Jefferies ha un rating buy con un target price a 3,30 euro (+0,62% a 2,27 euro in borsa in chiusura il 3 novembre) dopo i conti del terzo trimestre del 2025.
«Il miglioramento del margine ebitda del gruppo è stato controbilanciato da una leggera contrazione dei ricavi nel settore della perforazione offshore, mentre l'aumento degli ammortamenti (numero più elevato di navi noleggiate) ha un impatto a doppia cifra sull'utile per azione. Nel complesso, tuttavia, a nostro avviso, le prospettive di investimento in Saipem rimangono invariate, anche se il ritardo nelle decisioni finali di investimento significa che non è ancora stato raggiunto l'obiettivo di una flotta completamente prenotata per il 2027», sottolinea Jefferies, aspettandosi un altro recupero dei margini dopo il picco recente (margine ebitda all’11,6%, il più alto dal 2019).
Inoltre, Jefferies non ha previsto nuove acquisizioni né spese in conto capitale per nuove navi o nuove attrezzature e quindi ha incrementato la stima sui dividendi 2026 a 300 milioni (0,14 euro per azione), ora più in linea con il 2025 (yield 6%).
Naturalmente Saipem 7, la società che nascerà dalla fusione tra Subsea 7 e Saipem, «cambierà in modo radicale il mercato». Infatti, quando si uniscono due grandi operatori, si riduce la concorrenza, aumentano i prezzi e i margini. «È un vero consolidamento. Genererà anche un effetto a cascata rilevante sulle altre società del settore. Sicuramente», conclude Jefferies, «porterà ad altri deal in diversi segmenti del mercato e l’antitrust probabilmente imporrà alcuni correttivi all’accordo». (riproduzione riservata)