L’Italia è una delle maggiori economie esportatrici a livello globale, con oltre 120 mila imprese esportatrici che danno lavoro a 4,3 milioni di addetti e che generano un terzo del pil nazionale. Una potenzialità che non sta fermando neanche il contesto globale incerto e complesso: nei primi undici mesi del 2025 l’export italiano è cresciuto del 3,1%.
Questo grazie alla diversificazione dei mercati di approdo delle merci del Made in Italy che «non è più solo un'opportunità, ma è diventata gioco forza, alla luce di quello che è il quadro geopolitico e dell'incertezza globale, una necessità» ha sottolineato Alessandro Terzulli, Chief Economist dell'Ufficio Studi di Sace, a margine dell'ultima tappa del Roadshow «Energie per il futuro dell'Export», che ha coinvolto 400 imprese italiane attraverso sette tappe in Italia – Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Napoli, Bari e Roma – e una a Dubai, ospitate nelle sedi della partecipata del Mef.
Sebbene negli ultimi venticinque anni l’export italiano verso i Paesi emergenti sia cresciuto maggiormente rispetto ai mercati maturi (+6,6% medio annuo contro +4,2%), la concentrazione geografica dell’export italiano rimane ancora molto elevata: poche imprese esportano fuori dall’Ue e il 44% si concentra su un solo mercato.
Qualche spiraglio però si vede. Si parte dai Paesi del Golfo. Negli Emirati Arabi Uniti, nei primi undici mesi del 2025, il nostro export di beni in valore viaggia a +18%. Anche in Arabia Saudita «il tasso di crescita pur se non a doppia cifra è molto positivo», ha aggiunto Terzulli.
Passando invece alle potenzialità del mercato asiatico, l’export italiano in India è aumentato del 7,6% nei primi undici mesi del 2025. C'è poi «tutto un Sud-Est asiatico che è ricco di opportunità: il Vietnam, Singapore come hub verso questo Sud-Est asiatico, tra l'altro due Paesi che noi presidiamo anche direttamente con i nostri uffici. Pensiamo poi alla Malesia, alle Filippine, all'Indonesia: mercati la cui domanda sarà vivace». Certo, ha ammesso Terzulli, «non sono mercati sempre semplici però noi riteniamo che ci sia un reward da cogliere per le imprese italiane sicuramente e decisamente superiore ai costi, nonostante la complessità di affrontarli».(riproduzione riservata)