Il risparmio non è un salvadanaio per il prelievo delle tasse, ma la benzina del motore Italia: serve una nuova prospettiva per rafforzare la crescita. Federico Freni, sottosegretario al Mef, illustra a Milano Finanza le misure messe in campo dal governo per agevolare il «cambio di stagione» dal debito all’equity.
Domanda. In Italia, come ribadito di recente dal presidente di Abi, Antonio Patuelli, la pressione fiscale sul risparmio è troppo elevata. Perché?
Risposta. Veniamo da anni, per non dire decenni, in cui il risparmio è stato visto come un puro strumento anti-crisi, a tutela di chi lo detiene. Proprio in virtù di questo inquadramento è stato considerato un salvadanaio statico da cui prelevare risorse attraverso una tassazione che, nel tempo, ha raggiunto un livello insostenibile. Serve una nuova prospettiva: il risparmio è la benzina che dobbiamo spingere nel serbatoio del motore del Paese per rafforzarne la crescita e lo sviluppo. Con un’accortezza: la spinta non deve essere eterodiretta o calata dall’alto. Al contrario è necessario stimolare opportunità e sinergie affinché i risparmiatori ritengano importante e conveniente investire il loro ‘tesoretto’.
D. Che ruolo può esercitare lo Stato in questa dinamica?
R. Lo Stato può e deve accompagnare questo processo creando un contesto normativo dinamico e flessibile, oltre a favorire una collaborazione tra pubblico e privato che risulta quanto mai fondamentale oggi, in un contesto caratterizzato da un elevato debito pubblico. La stagione del debito deve lasciare spazio a quella dell’equity.
D. Quali conseguenze rischia l’economia reale se il risparmio prende la via dell’estero?
R. L’economia reale non può rinunciare agli effetti virtuosi che derivano da un buon impiego del risparmio. Proprio per questo è necessario liberare lo spazio d’azione dei risparmiatori da vincoli, lacci e lacciuoli, oltre che ridurre, progressivamente, la tassazione, compatibilmente con il rispetto dei vincoli di bilancio. Solo così potremmo dare pieno respiro e valore al risparmio investito a medio e lungo termine in Italia. Allo stesso tempo è necessario ristabilire un clima di fiducia nei confronti dell’economia reale: non sempre chi decide di investire è consapevole appieno delle potenzialità che offre un mercato domestico che è ricco e dinamico.
D. Quanto preoccupa questa dinamica?
R. Sono i numeri a dirci che questa dinamica è, purtroppo, crescente. Basti pensare al fatto che oggi i fondi pensione investono 36 miliardi all’estero e poco meno di 1,5 in Italia: occorre invertire questo trend. Nel farlo non dobbiamo muovere da una logica accusatoria: se oggi i fondi pensione, come gli altri player, pubblici e privati, non trovano conveniente investire nel nostro Paese è perché, evidentemente, le condizioni non sono ottimali, in ogni caso risultano meno vantaggiose di quelle che trovano fuori dai confini nazionali.
D. Che tempi prevede?
R. Il percorso è lungo, ma l’importante è avere chiaro dove deve condurci: il risparmio deve poter finanziare la crescita delle nostre imprese, non solo di quelle estere. La bussola ha quattro punti cardinali ben definiti: sostegno, collaborazione, fiducia e responsabilità.
D. Quali soluzioni state mettendo in campo per scongiurare questo scenario e dare maggiore centralità al risparmio?
R. L’azione del governo per la valorizzazione del risparmio poggia su un disegno organico, non muove da iniziative estemporanee. È una premessa fondamentale per cogliere appieno lo spirito di un lavoro che registra già numerose iniziative. Penso, innanzitutto, alla legge Capitali, grazie a cui l’introduzione di un’importante operazione di semplificazione potrà migliorare l’approdo dei capitali verso l’economia reale.
D. Perché è necessario?
R. Cito un dato esemplificativo: il tasso di risparmio convogliato sull’economia reale è al 4%. Un valore molto basso, che è cartina di tornasole di una dinamica ingessata. L’Italia non può permettersi un tasso così basso, anche rispetto al tasso medio del risparmio privato.
D. Quali altri strumenti avete messo in campo?
R. Uno strumento importante è la rivitalizzazione dei Pir. Abbiamo restituito appeal ai Piani individuali di risparmio, ad esempio con l’eliminazione del vincolo all’unicità se detenuti dallo stesso intermediario. Ma l’impegno, come dicevo, è continuo.
D. Qual è il prossimo passo?
R. Qualche giorno fa la commissione Finanze del Senato ha approvato un emendamento al disegno di legge per la promozione e lo sviluppo delle start-up che istituisce il fondo di fondi, una «scatola» degli investimenti su cui puntiamo per mettere a sistema le energie migliori del Paese. Un’idea che nasce da lontano, grazie al prezioso lavoro del deputato e collega Giulio Centemero, e che ora è arrivata a maturazione: fondi pensione, banche, assicurazioni e tutti gli altri soggetti privati potranno unirsi all’importante esperienza e solidità di Cdp per investire su fondi dedicati che a loro volta hanno nei portafogli specifici comparti delle pmi. Puntiamo a sostituire l’immagine vetusta della piramide verticistica con quella di un ecosistema dinamico e virtuoso, dove ogni tassello è fondamentale per la riuscita dell’obiettivo finale. (riproduzione riservata)