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Giuseppe Capanna, vicepresidente della Fondazione Enasarco con Luigi Conte, presidente dell’Anasf
Giuseppe Capanna, vicepresidente della Fondazione Enasarco con Luigi Conte, presidente dell’Anasf
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Risiko bancario, Enasarco non fa sponda a nessuno. Parla il vicepresidente Giuseppe Capanna

di Alessandro Carollo
27 giugno 2025, 21:40 Ultimo aggiornamento: 21:46

È una delle protagoniste dell’estate calda del risiko bancario in corso in Italia In primo luogo per la sua partecipazione azionaria in Mediobanca. Ma quali sono gli obiettivi della cassa di previdenza degli agenti? 

Suo malgrado, è stata e sarà una dei protagonisti del risiko estivo che comincerà tra poco. La Fondazione Enasarco, con i suoi oltre 250 mila iscritti, ha in portafoglio significative partecipazioni bancarie, tra cui il 2,5% di Mediobanca. Perché l’ha acquisita? Per farne che cosa? Come si combina questa partecipazione con l’allocazione strategica dell’ente che deve garantire le pensioni ad agenti, consulenti finanziari e rappresentanti? Milano Finanza l’ha chiesto a Giuseppe Capanna, vicepresidente della Fondazione e artefice, assieme a Luigi Conte, presidente dell’Anasf (l’associazione dei consulenti finanziari), della ricostruzione della Fondazione dopo un passato denso di ombre gestionali

Domanda. Nelle ricostruzioni dei giornali pre e post mancata assemblea di Mediobanca, il ruolo delle casse, tra cui quello di Enasarco, come azionisti della banca milanese è stato considerato anomalo e portatore di interessi di terzi…

Risposta. Il percorso intrapreso da Enasarco ha come obiettivi primari l’autonomia e la trasparenza delle sue scelte, soprattutto in materia di investimenti. Veniamo da una stagione in cui la Fondazione era percepita come funzionale a dinamiche esterne, poco chiare e talvolta distanti dagli interessi dei suoi iscritti. Oggi siamo impegnati a ricostruire una credibilità perduta, lasciandoci alle spalle pratiche discutibili che per anni hanno occupato le cronache con toni tutt’altro che lusinghieri. Per questo è essenziale chiarire che anche nella decisione di entrare nel capitale di Mediobanca non c’è alcun riflesso di quel passato. Enasarco oggi è un soggetto autonomo, guidato da criteri professionali, ispirato esclusivamente dalla tutela del proprio patrimonio e dalla responsabilità verso i suoi contribuenti. Non siamo e non saremo sponda di alcuno.

D. Ricostruiamone la genesi, allora.

R. Il punto di svolta è stato tre anni fa, quando, sotto la presidenza dell’Anasf con Luigi Conte, abbiamo avviato un’opera di ricostruzione profonda della Fondazione. Eravamo consapevoli di partire da un’eredità difficile, segnata da pratiche e performance deludenti. Il nostro obiettivo era restituire dignità alla gestione e concretezza ai risultati. Così abbiamo deciso di investire in via diretta per il tramite della controllata Miria Group una parte rilevante del patrimonio, riducendo drasticamente l’intermediazione e affidandoci a strutture e consulenze qualificate, evitando i circuiti «anomali» che in passato avevano generato più problemi che valore. Uno dei primi passi concreti è stato l’investimento in Banco Bpm, dove abbiamo acquisito una partecipazione superiore al 3%, senza che all’epoca ci fossero polemiche di sorta.

D. E poi che cosa successe?

R. Dopo due anni quell’operazione ha generato una plusvalenza significativa. Abbiamo scelto di monetizzarne una parte, capitalizzando il risultato per dare continuità a una gestione dinamica e prudente. Lo stesso approccio ha guidato anche la cessione parziale della nostra partecipazione in Intesa Sanpaolo. I proventi di queste operazioni sono stati reinvestiti nel sistema bancario italiano, e nello specifico in Mediobanca, un’istituzione che rappresenta un pilastro della finanza nazionale.

D. Come mai Mediobanca?

R. Perché il nostro orientamento è chiaro: gli investimenti devono sostenere l’economia domestica, creare valore nel lungo periodo e garantire stabilità alle prestazioni pensionistiche dei nostri iscritti. Mediobanca è un asset strategico, con una storia solida, una governance rafforzata e un piano industriale ambizioso. Chi, come noi, crede nel ruolo attivo delle casse di previdenza per il rafforzamento del tessuto economico nazionale, non può trascurare realtà di questo profilo.

D. Ma siete entrati a prezzi storicamente alti del titolo in un momento molto incerto per il futuro dell’istituto milanese…

R. Il valore di un investimento non si misura solo sul prezzo di ingresso, ma soprattutto sulla prospettiva. Riteniamo che Mediobanca offra una qualità industriale e una solidità patrimoniale che giustificano l’impegno della Fondazione. I segnali sono positivi: il management sta migliorando le guidance e rafforzando la politica dei dividendi. Inoltre, il nostro investimento è costruito con un’ottica di medio-lungo termine, che tiene conto di possibili scenari: sia un’eventuale integrazione con Banca Generali, sia il successo o meno dell’offerta di Banca Mps, rappresentano comunque ipotesi che possono generare valore per il nostro portafoglio.

D. Ma nell’assemblea del 16 giugno, che poi non c’è stata, molta parte dei media, tra cui questo giornale, vi accreditava di una posizione vicina al fronte del no di Francesco Gaetano Caltagirone…

R. La Fondazione, da quando è entrata nel capitale di Mediobanca, non ha mai rilasciato dichiarazioni pubbliche sulle intenzioni di voto. La nostra è una posizione autonoma, costruita su un’analisi interna e supportata da criteri di merito, non da schieramenti o appartenenze. Qualunque ipotesi circa presunte alleanze non trova alcun riscontro nella realtà.

D. Ora che l’assemblea è stata rinviata e chissà se poi si svolgerà davvero, può dire allora che avrebbe votato a favore dell’ops su Banca Generali?

R. Non posso confermare un voto che non si è ancora espresso, ma non lo escludo a priori. Quello che invece voglio ribadire con chiarezza è che l’attuale governance di Enasarco ha archiviato definitivamente il tempo delle subalternità. La nostra partecipazione alla vita economica del Paese è attiva, non passiva. E in questa direzione, abbiamo riportato in Italia circa 800 milioni di euro precedentemente allocati all’estero, dove avevano generato rendimenti insoddisfacenti. Ora quelle risorse lavorano per sostenere l’economia nazionale, i settori strategici, l’occupazione e, soprattutto, la previdenza degli iscritti.

D. Siete stati chiamati in causa anche per la gestione del patrimonio immobiliare…

R. Anche in questo caso, ci siamo lasciati alle spalle gestioni inefficienti. Il Mef ci ha chiesto una razionalizzazione del portafoglio immobiliare, che storicamente ha generato perdite. Abbiamo risposto con trasparenza e responsabilità: parte molto consistente degli immobili residenziali è stata ceduta al Comune di Roma a valori certificati dall’Agenzia delle Entrate. Ne è derivata un’efficienza gestionale superiore e una maggiore certezza dei flussi. Il risultato? Un bilancio chiuso con oltre 0,5 miliardi di utile e un attivo che supera i 9,5 miliardi di euro, un miglioramento netto rispetto al passato.

D. E poi, grazie anche all’Anasf e al suo presidente Luigi Conte, avete superato le divisioni interne…

R. Esatto. Abbiamo posto fine a quella “balcanizzazione” che aveva reso l’Enasarco fragile e divisa. Grazie a un lavoro politico complesso ma virtuoso, è nata una lista unitaria sostenuta da tutte le principali rappresentanze: confederazioni di categoria, sigle sindacali - comprese le confederali e Ugl - e l’Anasf guidata dal presidente Conte. È un risultato straordinario, costruito sul dialogo e non sull’ideologia. La partecipazione record alle ultime elezioni conferma la fiducia riconquistata. Siamo oggi una Fondazione più forte, più coesa e più credibile.

D. A questo punto la domanda è d’obbligo. Quando Enasarco maturerà il proprio orientamento nella ops di Banca Mps su Mediobanca, che dovrebbe verosimilmente partire a metà luglio? La renderete pubblica?

R. Quando sarà il momento, decideremo secondo criteri oggettivi e coerenti con il nostro mandato istituzionale. La trasparenza sarà assicurata, come sempre, ma nei tempi e nelle modalità opportune. La priorità rimane la tutela dell’interesse della Fondazione, che coincide con quello degli agenti, dei consulenti e dei pensionati che rappresentiamo. Saremo presenti dove serve, con responsabilità e autonomia. (riproduzione riservata)



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