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Risiko bancario, arrivano i primi rilanci. Da Unicredit a Banco Bpm, ecco chi potrebbe alzare l’offerta e dove conviene investire

14 febbraio 2025, 20:00 Ultimo aggiornamento: 15 febbraio 2025, 11:23

Banco Bpm rompe gli indugi su Anima e offre 7 euro. Unicredit apre a un ritocco del prezzo per Piazza Meda. Anche il Monte dovrà essere più generoso per espugnare Mediobanca. I rialzi saranno sostenibili?  

Martedì 11 febbraio il ceo di Unicredit Andrea Orcel ha aperto a un rilancio per l’ops su Banco Bpm: «non lo ho mai escluso fin dal primo giorno», ha dichiarato presentando i risultati della sua banca. Il giorno successivo anche il numero uno di Piazza Meda Giuseppe Castagna ha rotto gli indugi su Anima.

Il Banco ha alzato a 7 euro per azione il prezzo offerto per la sgr su cui aveva lanciato un’opa in contanti lo scorso 6 novembre. Gli occhi ora sono puntati su Mps. Il mercato scommette che anche l’istituto senese sarà costretto ad alzare l’asticella per vincere le resistenze dei soci di Mediobanca.

La stagione delle offerte pubbliche sulle banche di Piazza Affari entra in una nuova fase. Dopo il lancio delle operazioni tra novembre e gennaio, ora i predatori sono pronti ad alzare la posta. Una scelta che però potrebbe non essere a costo zero per gli azionisti.

Il rilancio su Anima

Il primo ad agire è stato Banco Bpm, che tre mesi fa aprì le manovre del risiko finanziario italiano muovendo su Anima. L’istituto di Castagna aveva messo inizialmente sul piatto 6,2 euro per azione con un premio dell’8,5%.

La reazione del mercato era stata subito molto chiara: già all’indomani dell’annuncio il titolo Anima aveva superato il valore dell’offerta, facendo emergere uno sconto. Nei tre mesi successivi le azioni della sgr hanno guadagnato oltre il 20% portandosi a ridosso dei 7 euro che, per l’appunto, è il nuovo prezzo messo sul piatto da Castagna.

Questo è anche l’ultimo target price dato alla sgr dagli analisti di Equita dopo i conti del quarto trimestre 2024, chiuso sopra le attese per maggiori commissioni di performance e altri ricavi. Da inizio febbraio anche la corsa del titolo si è fermata poco sotto i 7 euro, segno che proprio quello potrebbe essere il prezzo giusto per l’operazione.

Che farà Unicredit con Banco Bpm?

Orcel ha detto: su Banco «non lo ho mai escluso fin dal primo giorno». I risultati 2024 e i target al 2027 presentati da Piazza Meda sono stati superiori alle attese, con una distribuzione complessiva di oltre 6 miliardi rispetto ai 5,8 stimati dal mercato.

I numeri potrebbero insomma giustificare un’offerta più generosa da parte di Unicredit, che per le partite di m&a ha oggi a disposizione un titolo forte (a quota 47 euro, +60% nell’ultimo anno) e 10 miliardi di patrimonio in eccesso. Anche gli investitori scommettono in questa direzione. Dal lancio dell’ops a venerdì 14 le azioni del Banco sono cresciute del 32%, passando da 6,64 a 8,74 euro. In ragione del concambio di 0,175 nuove azioni Unicredit per ogni titolo Bpm, l’esiguo premio iniziale dello 0,5% si è così trasformato in uno sconto superiore al 6%.

Castagna e il consiglio di amministrazione hanno subito giudicato irricevibile l’offerta, soprattutto in base a considerazioni finanziarie: la proposta di Orcel è inusuale «per operazioni di questa tipologia, e, nell’opinione del cda, non riflette in alcun modo la redditività e l’ulteriore potenziale di creazione di valore per gli azionisti di Banco Bpm». Considerazioni avvalorate oggi dal probabile successo dell’opa su Anima che può far crescere del 10% l’utile per azione dell’istituto guidato da Giuseppe Castagna.


Gli analisti hanno provato a stimare l'importo di un possibile rilancio di Unicredit. Barclays per esempio ha previsto un premio del 24% per un esborso ulteriore di 2,35 miliardi e un valore complessivo delle sinergie di 6,3 miliardi. In base alle prospettive di crescita del Banco, gli analisti di Deutsche Bank hanno invece stimato una valutazione superiore di 3 miliardi rispetto a quella inizialmente formulata da Unicredit. Per vincere le resistenze dei soci di Piazza Meda il mercato si aspetta inoltre un’offerta mista, dunque un’opas con una componente in azioni e una in contanti, come quella con cui nel 2020 Intesa Sanpaolo ha espugnato Ubi Banca.

Se il rilancio viene dato quasi per scontato, Orcel dovrà trovare un delicato punto di equilibrio fra il prezzo messo sul tavolo e la generosa politica di remunerazione promessa agli azionisti. Dopo l'utile netto contabile da 9,7 miliardi (+2%) realizzato nel 2024 Unicredit ha alzato a 9 miliardi la distribuzione totale a valere sui risultati, dei quali 3,7 miliardi in cedole (2,4 euro per azione). Non solo; la banca prevede per il 2025 un ulteriore incremento delle distribuzioni, con una cedola pari al 50% dei profitti. Il banchiere dovrà insomma essere molto attento nel venire incontro alle richieste dei soci di Banco Bpm senza pregiudicare gli interessi dei propri azionisti.

La scalata di Mps a Mediobanca

Stesse riflessioni potrebbero essere in corso al vertice di Montepaschi. La banca guidata da Luigi Lovaglio e partecipata dal Tesoro (11,7%), da Delfin (9,78%) e da Francesco Gaetano Caltagirone (5,03% dichiarato, anche se la quota potrebbe già essere vicina al 9%) ha lanciato un’ops da 13,3 miliardi su Mediobanca. Anche in questo caso il mercato ha bocciato la valutazione iniziale.

Dall’annuncio le azioni di Piazzetta Cuccia sono salite quasi del 10%, passando da 15,3 a 16,8 euro grazie a risultati semestrali migliori delle attese e a un innalzamento dei target, mentre quelle della target sono scese dell’11,7%, slittando da 6,97 a 6,2 euro. Il premio iniziale del 5,03% si è così trasformato in uno sconto del 17%. Anche se per il Monte la soglia del 66% è rinunciabile, senza un rilancio persino il raggiungimento della maggioranza assoluta di Mediobanca appare in salita.

Quanto servirebbe a Siena per colmare il gap?

Solo per azzerare lo sconto, il Monte dovrebbe mettere sul piatto 2,3 miliardi di euro. A questa somma poi andrebbe aggiunto un premio, con una parte in contanti. Per ristabilire un premio di poco superiore al 5%, per esempio, l’esborso aggiuntivo dovrebbe superare i 3 miliardi. E non è detto che basti. Mps ha 2 miliardi di capitale in eccesso, azioni ben valutate e un tesoro sotto forma di crediti fiscali per quasi 3 miliardi. Il mercato si chiede se queste risorse saranno sufficienti per lo sforzo. In aggiunta in primavera sul concambio influirà anche lo stacco dei dividendi, visto che Mps dovrà distribuire la cedola sugli utili 2024 mentre per Mediobanca ci sarà solo l’interim dividend. La conseguenza è che il valore relativo delle azioni di Siena potrebbe indebolirsi rispetto a Piazzetta Cuccia.

I casi Illimity e Popolare di Sondrio

Nelle altre due offerte pubbliche sul mercato il gap appare meno consistente. Nel caso dell’opas lanciata a inizio gennaio da Banca Ifis su Illimity lo sconto si è ridotto al 3,8% e alcuni analisti scommettono su un allineamento dei prezzi al concambio (0,1 nuove azioni di Banca Ifis per ciascun titolo Illimity e una componente in denaro pari a 1,414 euro).

Nell’ops che Bper ha annunciato su Popolare di Sondrio lo sconto è invece del 3,2%. L’istituto guidato da Mario Pedranzini ha respinto l’offerta come non concordata, ma la banca emiliana partecipata da Unipol ha difeso il valore industriale dell’operazione. Servirà un ritocco per valorizzare al meglio la ben gestita Popolare di Sondrio? Il mercato non lo esclude ma anche in questo caso la distanza da colmare non appare proibitiva. (riproduzione riservata)



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