Tra una settimana le imprese italiane incontreranno il team di OpenAI. Obiettivo: imparare come integrare - in modo pratico - l’intelligenza artificiale nei processi operativi. Il programma di formazione per le pmi della Penisola (Sme AI Accelerator), lanciato dalla società madre di ChatGpt con Confartigianato Imprese (che rappresenta circa 700.000 aziende) e Booking.com, prende avvio il 15 maggio 2026 a Milano. E Rino Mura, director Emea Partnerships di OpenAI, garantisce a MF-Milano Finanza che l’interesse delle aziende c’è: «Oltre un centinaio di imprese italiane hanno già aderito», sostiene. «Alla luce del livello di partecipazione che osserviamo, intravediamo un notevole potenziale per riproporre il programma in futuro e per ampliarlo».
Il percorso prevede un mix di pratica e teoria: workshop, esercitazioni e lezioni online tramite l’Academy di OpenAI. «Per molte delle pmi la sfida non è l’accesso alla tecnologia, bensì comprendere come utilizzare l’AI integrandola nel lavoro quotidiano. Il programma è pensato per aiutare le aziende a colmare questo divario e si concentra su formazione pratica, casi d’uso concreti e accesso a indicazioni che le imprese possono subito applicare per migliorare efficienza, processi decisionali e competitività. È aperto a tutte le pmi e non richiede competenze tecniche», conferma Mura.
L’Accelerator rientra in un’iniziativa europea che coinvolge sei Paesi. «L’Italia rappresenta un mercato particolarmente rilevante perché l’economia italiana è fortemente caratterizzata da piccole e micro imprese che possono trarre benefici dall’AI, però spesso hanno bisogno di un supporto su misura», aggiunge Mura.
Ma qual è il punto di partenza delle pmi italiane? Secondo un report del Politecnico di Milano solo una società su quattro ha una strategia strutturata di adozione dell’AI. Allo stesso tempo però quasi tutte dichiarano di voler investire e il mercato dell’AI in Italia ha raggiunto 1,2 miliardi di euro nel 2025 (dati Anitec-Assinform). «Le dimensioni aziendali possono influire poiché le realtà più piccole spesso hanno meno risorse e un’organizzazione meno strutturata», considera Mura. «Tuttavia, l’elemento che fa la differenza è il mindset. Le aziende che si avvicinano all’AI con curiosità, apertura e disponibilità a sperimentare tendono a muoversi più in fretta, indipendentemente dalle dimensioni. In molti casi le pmi dispongono anche di un vantaggio in termini di agilità e partono da casi d’uso molto concreti: riassumere informazioni, redigere comunicazioni aziendali, preparare proposte o materiali di marketing, supportare il servizio clienti e migliorare la pianificazione interna».
Se il modello funziona, OpenAI ha già alcune idee per proseguire con il progetto italiano, per ora dedicato alle pmi. «La priorità sono le pmi perché in questo segmento il bisogno di un supporto pratico è particolarmente evidente. Allo stesso tempo nel mondo dell’istruzione abbiamo collaborato con l’Università Bocconi, che mette a disposizione strumenti di AI specializzati a un ecosistema di circa 17.000 persone, e attraverso la collaborazione con Crui, che rappresenta le università, abbiamo firmato un accordo per rendere disponibile ChatGPT Edu al 100% delle università italiane partendo con una fase pilota che coinvolge più di 50 atenei», conclude il manager. «Infine anche le startup rappresentano un’area di interesse. In Europa OpenAI sta sviluppando acceleratori insieme a hub innovativi come Station F in Francia, Endeavor Greece in Grecia, Dogpatch in Irlanda e TechLeap nei Paesi Bassi. Lo Sme AI Accelerator in Italia non è ancora concepito come un programma per startup, ma la direzione è chiara: aiutare imprese, università, sviluppatori e founder a costruire le competenze necessarie per utilizzare l’AI in modo efficace». (riproduzione riservata)