Coniugare la sostenibilità e l’economia reale. Seguendo questo mantra, Azimut, società di gestione globale e indipendente, ha effettuato un nuovo investimento nelle infrastrutture energetiche divenute centrali per la transizione. Secondo quanto è in grado di anticipare MF-Milano Finanza, il gruppo di Pietro Giuliani ha partecipato come lead financial investor all’aumento da 60 milioni di euro in Zhero Europe, la società lanciata dall’ex numero uno di Snam, Marco Alverà, attiva nello sviluppo di progetti d’energia pulita su ampia scala a livello internazionale. L’investimento di Azimut fa il paio con quello condotto in occasione dell’aumento di capitale del gruppo energetico Tree Energy Solutions (Tes), società guidata proprio da Alverà in qualità di ceo e in cui ha investito la stessa Zhero.
Complessivamente, Azimut ha investito 55 milioni in Zhero Europe e Tes, quindi un importo ben superiore rispetto ai 10 milioni inizialmente previsti per Zhero Europe. L’investimento è stato condotto tramite due veicoli dedicati che hanno coinvolto i clienti high-net-worth individuals serviti dalla rete del gruppo e, per quanto riguarda Zhero Europe, anche tramite il fondo Azimut Eltif - Infrastructure & Real Asset Esg.
«Questi due investimenti sono l’esempio della mission e della strategia di Azimut, che punta a condurre operazioni che abbiano un vero impatto sull’economia», spiega a MF-Milano Finanza Giorgio Medda, ceo di Azimut Holding, specificando che «alla base di tutti i nostri investimenti c’è la voglia che l’ingente mole di risparmio italiano venga fatta confluire nell’economia reale e su progetti che abbiano un vero impatto». Zhero Europe può essere infatti considerato come uno sviluppatore di progetti, che spaziano dalle molecole verdi - ovvero gas prodotto da rinnovabili come l’idrogeno verde - o il gas naturale sintetico, passando per l’energia rinnovabile più classica, fino a gli interconnettori elettrici e l’energy storage.
In generale, specifica Medda, «abbiamo un approccio olistico nel filone degli investimenti focalizzati sulla transizione, perché il nostro obiettivo è investire in tutto il mix energetico». Lo dimostrano questi ultimi due investimenti in Tes e Zhero, ma anche quello in Newcleo, la società del nucleare di ultima generazione fondata da Stefano Buono, passando anche per Alps Blockchain. Un approccio che dal 2022 a oggi ha visto Azimut investire circa 250 milioni a supporto della sostenibilità e della transizione. Tra le fibre che compongo il fil rouge di questi investimenti spicca la volontà di «finanziare aziende di carattere europeo ma che nascono da un’iniziativa italiana».
Guardando al futuro, Azimut potrebbe allargare il raggio d’azione ad altri comparti come quello dell’efficienza energetica - nonostante in Italia non spicchino player di taglia considerevole - mentre bisognerà saper selezionare le giuste occasioni nel filone della mobilità sostenibile. In tal senso si potrebbe approfondire il tema e-fuels poiché in grado di coniugare più tecnologie rinnovabili: per esempio, l’uso degli elettrolizzatori per generare combustibili green presuppone la presenza di impianti rinnovabili che generino elettricità, per cui diventano l’elemento di un sistema integrato.
Al di là dei segmenti, specifica Medda, «una delle priorità per Azimut è generare ritorni importanti per i nostri investitori, soprattutto perché sono capitali pazienti – sono investimenti illiquidi che durano anche 10 anni – e meritano di essere ben remunerati». In quest’ottica, però, l’investimento in Tes e Zhero potrebbero però essere in grado di remunerare anche prima del tempo. Tes, come già riportato da questo giornale lo scorso agosto, potrebbe essere quotata nel giro di pochi anni, mentre Zhero tramite i progetti che sta portando avanti sarebbe in grado di utilizzare la generazione di cassa per remunerare gli azionisti periodicamente. (riproduzione riservata)