La tempesta che ha colpito i mercati all’indomani del «Liberation Day», che ufficialmente segna l’inizio della guerra commerciale globale, ha portato più che mai in auge il tema della diversificazione del portafoglio verso asset sicuri. E quale rifugio può essere considerato più sicuro dell'oro? Il metallo giallo già nelle settimane precedenti, proprio a causa del clima di forte incertezza, aveva accelerato la corsa, chiudendo il primo trimestre ai massimi dal 1986 dopo aver superato quota 3.000 dollari il 14 marzo. Ha in seguito toccato un record storico a 3.167 dollari l’oncia, per poi ripiegare intorno a 3.050 dollari venerdì 4 (+16% da gennaio).
Se da una parte l’impatto dei dazi e le conseguenti attese di aumento dell’inflazione, dalla quale gli investitori cercano protezione proprio nell’oro per salvaguardare il potere d’acquisto, sostengono la quotazione del lingotto, dall’altro ci sono vari fattori considerare. Sembra un po' un controsenso che l'oro venerdì 4 sia stato venduto al ribasso in un contesto di risk-off. Ma, come spiega Kerstin Hottner, responsabile commodities a Vontobel, un movimento negativo del metallo giallo non è così insolito quando le azioni crollano, «poiché i profitti dell'oro vengono utilizzati per generare liquidità per coprire le margin call. Questo è successo anche a marzo 2020. Inoltre, il posizionamento speculativo sull'oro è stato piuttosto lungo negli ultimi mesi e stiamo assistendo a prese di profitto». Bisogna poi considerare che quando i prezzi delle materie prime aumentano così tanto e soprattutto così in fretta, di solito si assiste a una forte contrazione della domanda. Per esempio, alcune banche centrali, che negli ultimi anni sono state la principale fonte di domanda del metallo giallo, stanno adottando un approccio più tattico, rinviando ulteriori acquisti in previsione di un calo dei prezzi, come nel caso dell'India. Inoltre, le vendite di gioielli stanno già calando a causa dei prezzi record, indebolendo a loro volta la domanda di oro.
Se nel breve termine la maggior parte dei gestori è cauta, e non esclude correzioni di breve termine, concorda però sulla spinta rialzista di medio-lungo periodo. Per esempio Francisco Blanch, commodity e derivative strategist di BofA Europe, dopo che l’oro ha superato a marzo la soglia dei 3.000 dollari, ha incrementato la sua stima a 3.500 dollari. Per Goldman Sachs entro fine anno potrà arrivare a 3.300 dollari, mentre secondo Vontobel toccherà 3.300 dollari entro la fine del primo semestre e 3.500 entro dicembre. Nell’immediato Saverio Berlinzani, capo analista di ActivTrades, fa notare che «non ci sono livelli visibili al rialzo, ma si possono ipotizzare anche salite fino a 3.270 dollari, che rappresenterebbe un eccesso di volatilità interessante da dove potrebbero partire correzioni rilevanti». Molto dipenderà dal livello del dollaro e dalle decisioni delle banche centrali. «Il trend rialzista rimane intatto, ma la mancanza di impegno da parte degli acquirenti nello spingere i prezzi a massimi record mantiene il metallo giallo in una fase di trading laterale. Un'estensione del rally innescherebbe una violazione del massimo storico a 3.149 dollari, seguito dal limite di 3.200» continua Berlinzani.
L’interesse per il metallo prezioso è evidente dai flussi verso gli Etf (Exchange traded funds) e gli Etc (Exchande traded commodities), con alcuni prodotti che hanno garantito rendimenti superiori al 18% da inizio anno e del 30% a 12 mesi (vedi la tabella pubblicata in questa pagina). Flussi che sono in ripresa ma «visto che rimangono circa il 20% al di sotto dei massimi del 2020, indicano che c'è ancora un ampio margine di recupero» dice Hottner. Con l'aumento della media dei dazi statunitensi dal 2,4% nel 2025 a oltre il 20% all'inizio di aprile, i rischi di inflazione tendono infatti verso l'alto mentre i rischi di crescita verso il basso: uno scenario in cui l’oro dovrebbe trarne vantaggio. Molto dipenderà anche dal livello del dollaro e dalle decisioni delle banche centrali, che rappresentano driver importanti. Inoltre, per Berlinzani «i timori per i dazi Usa hanno recentemente spinto molte grandi banche a riempire di lingotti le stive degli aerei passeggeri in partenza dall’Inghilterra per venderli a prezzi record negli Stati Uniti. Ora che si è aperta ufficialmente la guerra commerciale, la richiesta di oro fisico potrebbe aumentare ancora».
Un altro metallo prezioso, l’argento, negli ultimi tre mesi ha intercettato il trend rialzista, con un aumento di circa il 10% in dollari. E, a parere di Nicolas Cracco, ceo di Gold Avenue, ci sono motivi per credere che la tendenza positiva a medio termine possa proseguire. Non bisogna dimenticare che l’argento non è solo un asset da investimento, ma soprattutto un metallo industriale. La domanda di argento sta crescendo in settori come l’elettronica, il fotovoltaico e le tecnologie legate all’energia pulita. Con la transizione globale verso le energie rinnovabili e l’elettrificazione, l’argento assume quindi un ruolo strategico, in particolare nel solare.
Il focus degli investitori resta però sull’oro, in attesa di capire quali saranno le conseguenze di eventuali ritorsioni da parte degli altri paesi ai dazi Usa e dell’effettiva possibilità di escalation di una guerra commerciale. (riproduzione riservata)