Tornano ad accendersi le luci sul rettangolo verde. Dopo tre mesi senza calcio, il campionato di Serie A è pronto a ripartire. E i tifosi sono più carichi che mai, soprattutto dopo un’estate passata a guardare l’ennesimo Mondiale senza l'Italia. Il fuoco alle polveri lo daranno Udinese-Como e Inter-Monza alle 18:30 di sabato 22 agosto, mentre il primo big match sarà nella serata di lunedì 24 con Roma-Fiorentina. Un campionato nel quale l’Inter, forte del doblete Coppa Italia e Scudetto, dovrà difendersi dagli assalti delle concorrenti.
Insomma, sarà un campionato ricco di sorprese ed emozioni. Anche perché quest’anno la Serie A torna ad essere anche la seconda Lega in Europa per le rose più costose, dopo la Premier League inglese. Che però gioca un campionato a parte.
Non sempre avere i giocatori con il più alto valore di mercato è sinonimo di spettacolo e successi - basta vedere i risultati dei «galácticos» del Real Madrid nei primi anni duemila -, però può essere il termometro dello stato di salute della massima lega italiana. Secondo il sito Transfermarkt, le rose delle squadre di Serie A valgono complessivamente 5,85 miliardi di euro, una cifra in crescita del 12,7% rispetto alla fine dello scorso campionato. Si tratta del maggior aumento tra tutte le divisioni europee.
Tra le prime otto squadre più ricche, il rialzo maggiore l’hanno avuto la Fiorentina (da 229 a 330 milioni, +44%) e il Milan (da 429 a 582 milioni, +36%). I campioni d’Italia dell’Inter restano la squadra più forte con 712 milioni (+10%), ben al di sopra dell’inseguitrice Juventus (583 milioni, +16%). Ma ci sono anche alcune compagini che hanno perso valore come Cagliari (132 milioni, -19%), Parma (144 milioni, -18%) e Bologna (218 milioni, -16%).
Ogni anno, oltre alla lotta per lo scudetto, i tifosi guardano con attenzione anche alla Serie B per vedere quale squadra riuscirà a salire di categoria. Ma quanto vale una promozione nella massima divisione italiana? Il salto genera ricavi che crescono fino a quattro volte rispetto al campionato cadetto, a fronte però di un aumento medio del fabbisogno finanziario dei club di 24 milioni di euro, con costi che salgono fino a 2,5 volte. A calcolarlo è l’osservatorio sullo Sport System Italiano di Banca Ifis, che ha effettuato uno studio ad hoc sul campionato di Serie B, di cui è official bank partner attraverso il brand Ifis Sport, la nuova business unit fortemente voluta dal presidente Ernesto Fürstenberg Fassio e dedicata allo sviluppo di soluzioni finanziarie per le imprese che operano nell’ecosistema sportivo.
Il principale aumento di costo per le neopromosse in Serie A riguarda la rosa di calciatori, che passa mediamente da circa 16 milioni di euro dell’ultima stagione di Serie B agli oltre 30 milioni della prima stagione nella massima divisione. I dati di Transfermarkt lo confermano: il valore delle rose di Venezia, Frosinone e Monza è cresciuto notevolmente, con un picco del 107% per la formazione ciociara. Questo è dovuto principalmente a una campagna acquisti aggressiva per cercare di potenziare i club.
Tuttavia, spiega lo studio di Banca Ifis, la dinamica tra entrate e uscite non è simmetrica. Il vero nodo emerge nella gestione del cashflow: solo due trimestri su quattro registrano flussi operativi positivi e, considerando anche gli investimenti, il saldo resta negativo lungo l’intero arco della stagione. E così anche nella seconda. Insomma per primi due anni si soffre, dal punto di vista finanziario. La normalizzazione completa si raggiunge a partire dalla terza stagione consecutiva in Serie A: la sostenibilità economica è dunque strettamente legata alla continuità dei risultati sportivi.
I costi maggiori per le neopromosse sono obbligati, essendo la Serie A un campionato molto competitivo, almeno dal punto di vista economico: ad oggi è il secondo con il valore delle rose più alto del Vecchio continente, anche se spesso lo spettacolo in campo non giustifica certi cartellini. In meno di tre mesi la Serie A è riuscita a sorpassare la Liga spagnola: 5,9 contro 5,68 miliardi. La serie iberica al suo interno però è sbilanciata: c’è un’ampia forbice tra le prime due squadre della classe, Real Madrid (1,45 miliardi, +8%) e Barcellona (1,28 miliardi, +9%), e tutte le altre.
Tra i campionati più costosi c’è al terzo posto la Bundesliga tedesca, seguita dalla Ligue 1 francese, rispettivamente con 5,04 miliardi (+2,7%) e 4,24 miliardi (-1,1%). Anche queste leghe presentano compagini, Bayern Monaco (1,08 miliardi, +12%) e i campioni d’Europa del Psg (1,48 miliardi, +22%), nettamente superiori a tutti i loro avversari.
Numeri comunque ben distanti dalla Premier League: le rose della massima divisione inglese valgono 13,14 miliardi di euro, in aumento del 6,9% rispetto allo scorso giugno. Significa che Liga e Serie A insieme non valgono l’intero campionato d’Oltremanica. A guidare la classifica sono i campioni in carica dell’Arsenal (1,41 miliardi, +14%), seguiti dal Chelsea (1,36 miliardi, +17%) e dal Manchester City (1,36 miliardi, +3%). Se l’Inter partecipasse alla Premier sarebbe solo il settimo club più ricco, davanti al Brighton.
Nel complesso il calcio europeo vale oltre 38 miliardi di euro. Ma la ricchezza è poco distribuita: le 20 squadre con il fatturato più alto generano insieme più della metà dei ricavi complessivi delle cinque maggiori leghe. Ad evidenziarlo è l’analisi «The Three Forces Reshaping the Beautiful Game» di Boston Consulting Group. Ma questa ricchezza non si è tradotta in stabilità finanziaria: solo circa metà dei club di prima divisione europea è in utile.
La forbice tra i club è così marcata soprattutto a causa dei diritti tv internazionali: quelli della Premier League sono passati da circa 500 milioni di sterline nel 2010 a oltre 2,2 miliardi oggi, superando sia i ricavi da diritti domestici sia quelli internazionali di tutte le altre leghe europee di calcio. È un meccanismo che si autoalimenta, con le entrate crescenti che permettono ai club più forti di investire su giocatori più famosi, che a loro volta rafforzano l'attrattiva della lega.
Un altro fattore di distanza economica tra i club inglesi (e non solo) e quelli italiani è rappresentato dagli stadi. Alcune strutture sono molto indietro rispetto agli standard europei. Banca Ifis ha calcolato che l’ammodernamento delle arene porterebbe a un potenziale aumento di 5,3 milioni di spettatori e a una spesa diretta sul territorio pari a 1,3 miliardi di euro. Queste cifre aiuterebbero il nostro sistema calcistico a colmare il gap con le maggiori Leghe europee.
«Gli stadi non sono soltanto leve di sviluppo locale, sono anche una condizione abilitante per cogliere appieno le opportunità offerte dai grandi eventi internazionali. In questa prospettiva, l’orizzonte di Uefa Euro 2032 rappresenta un’occasione unica per il sistema Paese», ha dichiarato Fürstenberg Fassio. L’Italia ospiterà, insieme alla Turchia, gli europei di calcio. Sono attesi oltre 1,1 milioni di spettatori, con una permanenza media superiore a tre notti, e un’audience globale di oltre 5,4 miliardi di persone. L’impatto complessivo per il Paese è stimato in circa 4,6 miliardi di euro. Sempre che gli stadi vengano potenziati. (riproduzione riservata)