Via libera del Senato, in quarta lettura, alla riforma costituzionale che introduce la separazione delle carriere della magistratura. Il disegno di legge costituzionale, proposto dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e dal Guardasigilli, Carlo Nordio, giovedì 30 ottobre è passata in Aula con112 voti favorevoli, 59 contrari e 9 astensioni.
Quello compiuto a Palazzo Madama è stato l’ultimo passaggio parlamentare come previsto dalla Costituzione: in tutte e quattro le lettura il testo del ddl Nordio non è mai stato modificato. Ma il voto non ha raggiunto i due terzi dei sì e di conseguenza, come previsto dalla Costituzione, in primavera si svolgerà il referendum confermativo.
La premier Meloni ha commentato l’approvazione parlando di un «traguardo storico» e «un passo importante verso un sistema più efficiente, equilibrato e vicino ai cittadini. Un traguardo storico e un impegno concreto mantenuto a favore degli italiani. Ora la parola passerà ai cittadini, che saranno chiamati a esprimersi attraverso il referendum confermativo. L’Italia prosegue il suo cammino di rinnovamento, per il bene della Nazione e dei suoi cittadini. Perché un’Italia più giusta è anche un’Italia più forte».
Proprio sul referendum che si terrà tra metà marzo e metà aprile, il ministro Nordio ha lanciato un avvertimento: «È bene che la magistratura esponga tutte le sue ragioni tecniche razionali che possono meditare contro questa riforma ma, per l’amor del cielo, non si aggreghi a forze politiche per farne una specie di referendum pro o contro il governo. Questo sarebbe catastrofico per la politica, ma soprattutto per la stessa magistratura». Lo stesso ministro ha assicurato che si «spenderà per il referendum», affinché venga approvato. Per il Guardasigilli, comunque, si tratta di una vittoria del centrodestra da dedicare «alla democrazia».
Per Marina Berlusconi, comunque, si tratta di un traguardo che ha voluto dedicare a suo padre, Silvio Berlusconi: «Ci sono vittorie che arrivano tardi, forse troppo tardi, ma che restano grandi e decisive. Quella di oggi è la vittoria di mio padre, Silvio Berlusconi. Sono la sua forza, il suo coraggio, la sua determinazione e, purtroppo, anche la sua sofferenza, ad aver reso possibile una giornata che segna un passo avanti importante per la democrazia e per la verità in questo Paese».
Subito dopo il voto, i senatori del Pd, del M5s e di Avs hanno protestato contro l’approvazione della riforma della giustizia, appena votata al Senato, mostrando cartelli con la scritta «No ai pieni poteri». Nello schieramento opposto, dai banchi del centrodestra si sono sentiti applausi subito dopo il voto. (riproduzione riservata)