L’Italia si prepara a dare battaglia all’Ecofin di giovedì 13 novembre sulla riforma della direttiva europea sulla tassazione dell’energia. E sulle barricate è salito anche Aurelio Regina, delegato del presidente di Confindustria per l’Energia, con una presa di posizione durissima.
«La proposta di aumento delle accise su gas, carbone e petrolio è folle e nefanda», afferma. «Colpire il gas naturale, che resta la principale fonte per la produzione elettrica del nostro manifatturiero, significherebbe uccidere l’industria italiana». Secondo i dati, il 63% dei 61,8 miliardi di metri cubi di gas consumati in Italia nel 2024 è stato utilizzato proprio da industria e manifattura. Per Regina «si tratta dell'ennesimo compromesso della presidenza europea di turno che impatterebbe anche sulle bollette delle famiglie italiane».
La riforma della Energy Taxation Directive, ferma a Bruxelles dal 2021 e parte del pacchetto Fit for 55, punta ad aggiornare le accise in base al contenuto di carbonio dei combustibili, secondo il principio «chi inquina paga». Ma per Confindustria si tratta di un intervento potenzialmente destabilizzante: con il prezzo del metano al Ttf di Amsterdam tornato sopra i 30 euro al megavattora, «inasprire la pressione fiscale sull’energia rischia di minare la sopravvivenza di molte filiere produttive». Secondo le stime, la direttiva europea come la vuole Bruxelles potrebbe trasformarsi in un appesantimento di costi per 25 miliardi di euro.
L’impatto sarebbe particolarmente gravoso soprattutto per i settori energivori - acciaio, carta, ceramica, chimica - già appesantiti dal costo dei permessi di emissione Ets (Emission Trading System), risaliti a circa 70 euro per tonnellata di Co2. «In questo contesto», prosegue infatti Regina, «andrebbe sospeso anche il meccanismo Ets, perché non ha più senso far pagare la Co2 sugli impianti di generazione elettrica».
Per questo Regina ha apprezzato la posizione del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che ha annunciato la disponibilità a porre il veto italiano, sostenendo che per l’Italia la misura rappresenterebbe «un suicidio assistito».
«Auspichiamo che il governo italiano continui a battersi in Unione Europea affinché si avvii un ripensamento profondo della politica ambientale, salvaguardando la competitività e i posti di lavoro», sottolinea Regina. Ma rilancia: «Il punto non è difendere un’eccezione nazionale, ma rivedere in modo strutturale la politica ambientale europea, garantendo neutralità tecnologica e sostenibilità economica».
La Commissione Europea difende la linea «green», ricordando che i sussidi impliciti ai combustibili fossili nell’Unione superano ancora i 50 miliardi di euro l’anno e che l’adeguamento delle accise è necessario per eliminare distorsioni concorrenziali. Ma per Confindustria l’urgenza è trovare un equilibrio tra obiettivi ambientali e competitività: «La transizione non può essere scaricata su chi produce valore e occupazione. Senza una strategia industriale condivisa, l’Europa rischia di indebolire se stessa». Transizione sì, insomma, ma senza trasformarla in una tassa sull’industria. (riproduzione riservata)