L’incrocio delle banche dati continua a far emergere irregolarità sul Reddito di cittadinanza, nonostante la misura sia stata archiviata da oltre un anno. Da gennaio 2025 l’attività di analisi del rischio condotta dall’Inps insieme alla Guardia di Finanza ha consentito di individuare oltre 3.300 beneficiari che non avevano i requisiti per accedere al sussidio, facendo emergere un’indebita percezione che supera i 43 milioni di euro.
L’operazione rientra nel protocollo di collaborazione tra l’Istituto di previdenza e il Nucleo speciale Spesa pubblica e repressione frodi comunitarie della Guardia di Finanza, che punta a rafforzare i controlli attraverso l’integrazione delle banche dati e l’analisi preventiva delle posizioni considerate più esposte al rischio di frode.
Le verifiche si sono concentrate su due fronti: il primo riguarda i percettori che, al momento della domanda presentata tra il 2019 e il 2021, non avevano dichiarato lo stato detentivo oppure la presenza di condanne per reati che impedivano l’accesso al beneficio. Dopo un ulteriore affinamento, la Gdf ha trasmesso ai reparti territoriali 4.374 posizioni da verificare. Per i controlli finora conclusi il tasso di irregolarità supera l’82%, con un’indebita percezione accertata di oltre 8,7 milioni.
Il secondo filone ha riguardato i beneficiari risultati titolari di partita Iva o di cariche societarie, condizioni che possono risultare incompatibili con il Reddito se non correttamente dichiarate. Le verifiche effettuate finora, relative a circa un sesto della platea individuata dall’Inps, hanno consentito di accertare oltre 2.600 irregolarità, riconducibili soprattutto all’omessa comunicazione dell’attivazione della partita Iva o dell’assunzione di incarichi societari. In questo caso l’indebito supera i 36 milioni.
Per tutte le posizioni sono state avviate le procedure di revoca del beneficio e di recupero delle somme erogate, oltre alle segnalazioni all’autorità giudiziaria nei casi in cui siano emersi profili di rilevanza penale. L’obiettivo è individuare preventivamente le posizioni anomale e concentrare i controlli sui casi più esposti, un modello che l’Inps considera destinato a rafforzarsi anche per le altre prestazioni assistenziali e previdenziali. (riproduzione riservata)