Il rame avanza verso il massimo storico in scia all’accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina che attenua il rischio per la crescita economica globale. Il prezzo del metallo al London Metal Exchange sale dello 0,99% a 10.962,50 dollari a tonnellata dopo aver toccato nell’intraday quota 11.065,50 (il top degli ultimi 16 mesi), a soli 50 dollari dal record assoluto 11.104,5 dollari a tonnellata toccato a maggio del 2024.
Il presidente statunitense, Donald Trump, e il presidente cinese, Xi Jinping, si incontreranno giovedì 30 ottobre in Corea del Sud. L’intesa tra le due super potenze prevede la sospensione delle pesanti tariffe (100%) americane sui prodotti cinesi, ha dichiarato il segretario del Tesoro Usa, Scott Bessent, aggiungendo che si aspetta che Pechino rinvii di un anno il regime di controllo delle esportazioni di terre rare e riprenda gli acquisti di soia statunitense.
A ottobre del 2025 il metallo rosso ha superato la soglia psicologica di 11.000 dollari. Alla base del rally di quest’anno c’è una serie di interruzioni nelle miniere dei principali Paesi produttori. Infatti, Freeport-McMoRan ha ridotto le previsioni sulla vendita di rame a settembre dopo un incidente mortale nella sua miniera di Grasberg in Indonesia. Anche la miniera Kamoa-Kakula di Ivanhoe Mines nella Repubblica Democratica del Congo ha subito importanti rallentamenti produttivi.
A questo va aggiunto l’ottimismo per la transizione energetica. Bhp Group, il gigante minerario numero uno al mondo, ha previsto un aumento della domanda globale del 70% entro il 2050 e ha individuato il rame come principale opportunità di crescita.
Ma a contribuire allo slancio del rame, come è stato per l’oro, è anche il calo del dollaro. Da gennaio l’indice del biglietto verde è sceso di oltre il 7% mentre gli investitori scommettono su ulteriori tagli dei tassi di interesse da parte della Fed (di 25 punti base nella prossima riunione del 29 ottobre). Anche per questo Citi vede il prezzo del rame correre fino a quota 11.875 dollari la tonnellata nel 2026 (+7% rispetto al massimo storico e +8,3% rispetto alla quotazione attuale).
Tuttavia Bnp Paribas ha avvertito che i prezzi più elevati potrebbero spingere la Cina a frenare gli acquisti: la sovrapproduzione cinese di prodotti semilavorati rende il settore vulnerabile alla pressione sui margini esercitata dai prezzi elevati del rame. Al contempo, sebbene un tema chiave per il rame sia stata la domanda dei data center AI, «guardando alle proiezioni di crescita della domanda globale, riteniamo che le implicazioni sulla domanda siano sopravvalutate. Infatti, i dati di BloombergNef suggeriscono che i data center AI aggiungeranno solo 25 kt di domanda di rame quest'anno e 40 kt l'anno prossimo». (riproduzione riservata)