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Governo, raggiunti al fotofinish gli obiettivi del Pnrr 

27 dicembre 2022, 18:25

Entro il 31 dicembre il ministro Fitto invierà alla commissione Ue la richiesta ufficiale per ottenere altri 20 miliardi. Resta il problema dell’attuazione del Piano. La chiave sta nei partenariati pubblico-privato

Fine dell’anno non proprio tranquilla per il governo Meloni. Si attende domani, 28 dicembre, per le ore 19-20 l’inizio del voto definitivo del Senato sulla manovra e il decreto milleproroghe è in esame.

Entro il 31 dicembre vanno portati a compimento gli impegni presi dall’Italia con l’Europa con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) per non perdere i finanziamenti comunitari. Vari addetti ai lavori rassicurano che il lavoro è fatto e che quindi non ci saranno difficoltà con l’Ue. Tanto che il ministro degli Affari comunitari Raffaele Fitto ha firmato le ultime carte relative al Pnrr per quest’anno e così entro il 31 dicembre partirà la richiesta formale alla Commissione europea per l'assegnazione della terza rata da 20 miliardi del Recovery Plan, la seconda di quest'anno.

Il lavoro del governo Meloni

Per raggiungere al fotofinish i 55 obiettivi della seconda metà del 2022, il governo Meloni si è mosso con cautela ma ha anche dovuto accelerare su alcuni punti.

Per esempio, la norma sull'uso dei pos introdotta da Draghi era uno degli obiettivi europei del primo semestre del 2022, dunque se ci fosse stato un allentamento delle sanzioni agli esercenti che lo rifiutano, si sarebbe messa a rischio la nuova tranche di risorse.

D’altro canto, sul processo civile la norma inserita nella legge di bilancio ha anticipato a marzo (invece di luglio) la velocizzazione delle fasi preliminari del contraddittorio, cercando di ridimensionare il problema delle tempistiche della giustizia italiana.

Il partenariato pubblico privato per attuare il Pnrr

La parte più complessa resta però la messa a terra del Piano. Le previsioni di spesa in mano a Fitto parlano di una spesa di massimo 20 miliardi, la metà dei 40 miliardi stimati dal precedente esecutivo. Anche per questo entro la fine di gennaio 2023 dovrebbe arrivare un decreto per ricalibrare il processo decisionale relativo al Pnrr.

Data la centralità delle amministrazioni locali nel Recovery Plan e la molteplicità degli impegni da rispettare i partenariati pubblico privato potranno risultare cruciali per facilitare l’attuazione del programma. I ppp infatti possono consentire la riduzione dei tempi necessari per il completamento delle opere delegando alcune fasi ai privati; il trasferimento dell’expertise e del know how dei privati nella progettazione e realizzazione di opere di interesse pubblico; sollevare gli enti pubblici dai rischi finanziari e di mercato, a carico dell’operatore economico.

Difatti, il Partenariato pubblico privato è «un modello contrattuale che, oltre a ottimizzare le risorse della pubblica amministrazione, permette di generare un elevato livello di innovazione» e soprattutto nell’attuale contesto internazionale, di crisi e transizione, servono «collaborazione e lungimiranza elementi propri e peculiari del ppp». Queste le parole di Emanuela Trentin, ad di Siram Veolia all’incontro Opere pubbliche e sostenibilità: il ruolo delle istituzioni, del mercato e dei capitali, organizzato dalla School of management della Bocconi.

Per di più le partnership p-p si fondano su due concetti, quello di «ntegrazione» e quello di «equilibrio». Da un lato, integrazione perché tale progettualità ha la capacità di mettere a fattor comune le risorse, non solo finanziarie, di aziende e pa. Basti pensare alle «competenze, complementari tra pubblico e privato, e alle diverse soluzioni che si possono combinare per rispondere in maniera integrata alla complessità delle sfide dell’efficienza energetica». Dall’altro, equilibrio invece perché «l’elemento chiave è una chiara distinzione dei ruoli», fattore ben recepito dal nuovo «framework contrattuale incentrato sulla trasparenza e su una condivisione equilibrata appunto tra le parti di responsabilità, rischi e vantaggi in gioco».

Negli ultimi circa otto anni sono stati fatti decisivi passi in avanti, continua Trentin: «Moltissimi progetti si sono concretizzati e i tempi di realizzazione si stanno riducendo». In particolare grazie all’investimento delle istituzioni, che hanno permesso al settore pubblico e quello privato di promuovere percorsi di formazione e apprendimento che hanno consentito una maggiore e più approfondita comprensione dello strumento.

D’altronde per anni proprio «una barriera culturale ha causato dei momenti di grande difficoltà per i partenariati», spiega Veronica Vecchi, professoressa di relazioni pubblico-privato presso la Sda Bocconi, mentre oggi più che mai il «ppp può essere la risposta, consentendo alle amministrazioni di far leva sulle capacità di un mercato sempre più disponibile a generare valore per la società e su capitali privati sempre più alla ricerca di investimenti a impatto».(riproduzione riservata)



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