Con il blitz su Commerbank Unicredit ha avviato le manovre del consolidamento bancario europeo. Per portare a casa l’operazione però il ceo di piazza Gae Aulenti, Andrea Orcel, dovrà raggiungere un accordo con il governo tedesco e, in seconda battuta, con il vertice della banca di Francoforte che finora ha difeso la scelta dell’autonomia.
«La nostra strategia è efficace ed è costruita sull’indipendenza della banca», ha ribadito la neo amministratrice delegata Bettina Orlopp in una delle prime uscite pubbliche. Per capire se questa strategia sia sostenibile nel lungo termine analisti e investitori hanno iniziato a spulciare i bilanci di Commerz, guardando più a fondo ai risultati dell’istituto.
Come quasi tutte le banche europee, Commerz è reduce da trimestri d’oro. I rialzi dei tassi Bce hanno sostenuto il margine di interesse del gruppo di Francoforte che nel 2023 sono saliti del 29,6% a 8,37 miliardi di euro. Il dato non è molto significativo perché, per esempio, la rivale Deutsche Bank ha messo a segno uno sprint superiore al 30%.
L’elemento di debolezza viene invece dalle commissioni che l’anno scorso sono calate del 3,8% a 3,39 miliardi, per risultati più deboli nelle transazioni su titoli e nei servizi di consulenza. Altre grandi banche europee sono invece riuscite a difendere questa importante voce del conto economico che spesso rappresenta una percentuale dei ricavi superiore al 32% registrato da Commerz.
Complessivamente il ritorno del capitale (roe) del gruppo tedesco a fine 2023 si attestava al 7,4%, un livello inferiore alle percentuali a doppia cifra registrati dai due big italiani Unicredit e Intesa Sanpaolo e al di sotto della soglia raggiunta da altri competitor europei. Di conseguenza le politiche di distribuzione sul 2023 sono state conservative, con un payout del 50% rispetto per esempio al 70% di Intesa. Per ingolosire gli azionisti, dopo il blitz di Unicredit, Commerz ha reso più aggressivi i target di redditività, annunciando un payout oltre il 90%, che però al momento è solo una promessa.
La ristrutturazione attuata dall’ex ceo Manfred Knof ha reso più efficiente la banca. Il rapporto costi-ricavi è sceso in maniera significativa e si è attestato nel 2023 al 61,4% (percentuale che arriva al 57,4%, se si escludono i contributi obbligatori), valori comunque ancora lontani da quelli registrati dalle migliori banche europee. A fine anno scorso per esempio Ing era al 51,2%, Hsbc al 48,5%, Intesa al 45,1%, Santander al 44,1% e Unicredit al 39,7%. Il dato di Commerz comunque non stupisce nel panorama tedesco dove recentemente le banche non hanno brillato in termini di efficienza, come dimostra il cost-income al 73,44% di Deutsche Bank e il livello ancora più elevato di molte Landesbank.
La ristrutturazione di Knof ha dedicato particolare attenzione al portafoglio di impieghi e nel 2023 il livello di rischio per Commerzbank è sceso da 876 a 618 milioni, con un rapporto lordo tra non performing loan e totale prestiti dello 0,8%. Tuttavia gli accantonamenti relativi alla controllata polacca mBank sono stati significativi e, soprattutto, gli analisti temono un impatto della frenata economica tedesca sugli impieghi di Commerzbank.
Alla fine dell’anno scorso il credito alle imprese rappresentava oltre un terzo dell’esposizione complessiva del gruppo di Francoforte con una forte componente manifatturiera. Vero è comunque che la banca, anche per le conservative politiche di remunerazione adottate sinora, vanta una robusta posizione patrimoniale (con un coefficiente Cet1 al 14,7% a fine 2023 rispetto al 14,1% dell’esercizio precedente) e potrebbe quindi essere in grado di fronteggiare un deterioramento della qualità dell’attivo, almeno nel medio termine.
Secondo molti investitori, l’integrazione con un’altra banca consentirebbe a Commerz di compensare gran parte delle sue debolezze attuali. I coefficienti di capitale potrebbero rafforzarsi ulteriormente mentre le sinergie di costo abbasserebbero il cost-income, avvicinandolo ai livelli delle migliori banche europee. Questo potenziale valore aggiuntivo si rifletterebbe sul premio di acquisizione: oggi Commerz quota a 16,25 euro per una capitalizzazione di 19,5 miliardi. Secondo gli analisti in caso di opa è ragionevole attendersi un premio tra il 20 e il 30% che farebbe oscillare il valore del deal tra i 23 e i 26 miliardi. Un prezzo sostenibile per Unicredit anche se Orcel resta prudente sugli scenari di aggregazione. «I tagli ai costi di Commerz, se Unicredit acquisterà l'istituto tedesco, riguarderebbero soprattutto la sede centrale e non la rete di filiali», ha spiegato il banchiere in un’intervista all’Economist. (riproduzione riservata)