Si comincia a guardare alla riunione del consiglio direttivo della Bce del 27 luglio, prima della tradizionale pausa estiva, nella convinzione di non pochi osservatori che potrà essere la seduta che chiuderà la fase dei tagli dei tassi di interesse. Ma è tutto da vedere, dovendosi anche osservare se e quali decisioni adotterà la Federal Reserve nella riunione del comitato monetario del 17 e 18 giugno.
Finora, mentre negli Usa si presentano un iniziale quadro di disinflazione e problemi sul versante del mercato del lavoro - principalmente come effetto dei dazi e dei timori sulle loro conseguenze - tanto da far ipotizzare che potrebbe essere decisa una riduzione dei tassi (oggi tra 4,25 e 4,50%, nell'Eurozona (con il tasso sui depositi al 2%) per ora non si manifesta una posizione univoca.
Si alternano aspettative positive e negative sulla vicenda dei dazi americani in relazione alle giravolte di Donald Trump, che a poco a poco, per la loro frequenza e imprevedibilità, si rendono più nocive degli stessi provvedimenti finali per il quadro di massima incertezza che esse provocano.
Per ora non sembra modificata la posizione espressa dal governatore Fabio Panetta, il quale nelle recenti Considerazioni Finali ha sostenuto che, pur essendosi assottigliato lo spazio per ulteriori riduzioni dei tassi, il quadro macroeconomico rimane debole e le tensioni commerciali potrebbero causarne un deterioramento, per cui occorrerà mantenere un approccio pragmatico e flessibile.
Detto il 30 maggio, prima del taglio di 25 punti base deciso dalla Bce il 5 giugno: ma Panetta ha usato il plurale, parlando «ulteriori riduzioni». D'altro canto, l'attacco di Israele all'Iran aggiunge un nuovo grave fattore di forte tensione non solo nell'area ma anche in campo internazionale.
Naturalmente, riducendosi le possibilità di abbassare il costo del denaro, sono altre le leve che debbono agire - soprattutto se la questione dei dazi dovesse concludersi in modo pesante per l'Europa - a cominciare dalle misure di politica economica e di finanza pubblica adottabili a livello centrale e di singoli Paesi. D'altro canto, sarebbe un errore far intendere che si è chiusa la fase dei ribassi (se questa fosse mai la scelta) per gli equivoci dell'effetto-annuncio, anche se poi si dicesse, come al solito, che la Bce è pronta a fare tutto ciò che è necessario per salvaguardare la stabilità monetaria.
Non si deve poi mai dimenticare che, raggiunto l'obiettivo del 2% che sancisce l'adempimento del mandato della banca centrale per il mantenimento della stabilità dei prezzi, scatta l'obbligo previsto dal Trattato Ue per il sostegno alle economie dell'area. Ci si deve chiedere al riguardo perché finora quest'obbligo non sia stato mai menzionato e neppure ricordato nelle diverse conferenze-stampa dell'Istituto di Francoforte. La doverosità del sostegno potrebbe accrescere l'importanza di agire d'anticipo, di influire sulle aspettative e rivedere così la perdurante posizione dell'operare in base ai dati e riunione per riunione.
Quanto sta accadendo a livello globale milita, sì, per escludere progetti di lunga prospettiva, ma la flessibilità e il pragmatismo come sopra richiamati richiedono comunque una linea di fondo di coerenza. Certo, non può dirsi che non ci si trovi, per quel che si sta verificando con le guerre, le crisi economiche e i rapporti geopolitici, ma anche per le invenzioni - si pensi solo all'intelligenza artificiale - quasi in una nuova era, ma ciò richiede maggior governo, maggiore capacità di direzione, senza l'automatismo del lasciare ai dati che fotografano il passato le scelte per il futuro. Naturalmente tutto ciò nel rispetto dell'autonomia e indipendenza della Bce, cosa che non significa tuttavia astenersi dal criticarla quando esistono i presupposti.
Ciò distingue questa fase da quella attraversata dalla Fed, con Trump che ha ripreso gli inviti perentori perché essa riduca i tassi mentre riprendono quota le voci sulla sostituzione del presidente Jerome Powell, i termini del cui mandato sono però protetti dalla legge. È sperabile almeno che ciò che sta avvenendo negli Usa a proposito dei rapporti tra Amministrazione e banca centrale non susciti effetti imitativi. (riproduzione riservata)