La copertura dell’Italia con la fibra ottica fino alle case, la cosiddetta Fiber to the home (Ftth), è uno dei piani portanti della digitalizzazione dell’Italia da raggiungere tramite il Pnrr. Per raggiungere gli obiettivi di coprire anche le aree grigie (non totalmente a mercato) sono stati finanziati interventi tramite Infratel con due grandi operatori, Open Fiber, il più grande operatore wholesale italiano (e uno dei più grandi a livello europeo di fibra) e Tim, il primo operatore italiano per numero di clienti finali. Le gare effettuate avevano avuto degli inconvenienti perché il database delle abitazioni da raggiungere non erano corretti e questo dato di fatto rischia di provocare dei ritardi che non sono tuttavia ammissibili con le scadenze del Pnrr, vale a dire giungo del 2026, come ha raccontato mercoledì 6 marzo MF-Milano Finanza.
Si è di fronte quindi a una situazione complessa dove vi sono scadenze stringenti del Pnrr e allo stesso tempo una situazione che prevede per Open Fiber circa 20 mila chilometri di cavi aggiuntivi da cablare rispetto alle previsioni. Il governo sta cercando delle soluzioni alternative per riuscire a completare il programma «Italia a 1 Giga» e gli stessi operatori hanno individuato delle possibilità che possono di fatto permettere di raggiungere gli obiettivi promessi all’Europa. La soluzione più logica è quella che, visto che molti dei numeri civici adiacenti a quelli richiesti dai bandi non erano inclusi (sempre nelle aree grigie), questi siano possibili da raggiungere con la fibra andando a modificare le specifiche dei bandi stessi. Non è una soluzione semplice e deve passare tramite una scelta di Infratel, ma in questo modo si diminuirebbero il numero di chilometri di fibra da posare, raggiungendo però un numero sufficiente (per gli obiettivi europei) di case coperte dalla fibra. In economia si direbbe che tramite un’economia di densità si possono raggiungere gli obiettivi promessi all’Europa.
Negli ultimi giorni si è invece andata delineando una soluzione alternativa, vale a dire che Tim possa andare a prendere due degli otto lotti che sono stati assegnati a Open Fiber. Questo però potrebbe portare a dei problemi legali per via del fatto che esautorare uno dei due operatori che ha vinto delle gare non è forse la soluzione più semplice. In tema di concessioni abbiamo già visto come degli errori effettuati tramite una revoca (di un’autostrada nello specifico), abbiano portato non solo un retrofront corretto da parte del nuovo governo entrante, ma anche a una compensazione economica per il concessionario.
C’è da chiedersi dunque quale possa essere la soluzione migliore per raggiungere gli obiettivi e quali siano i pro e i contro di ogni proposta. Non è da escludere che si possa raggiungere un accordo tra gli operatori che hanno vinto i diversi lotti per avere una maggiore coordinazione e al tempo stesso maggiori economie, ma è chiaro che dovrebbe essere una soluzione bonaria sotto l’egida dello Stato e non certo una soluzione forzosa che comporterebbe problemi di contenzioso legale.
Ma quali sono gli ulteriori problemi relativi al settore, oltre al fatto dell’imprecisione dei numeri civici da collegare tramite fibra? Uno dei temi chiave da sottolineare è quello che sicuramente in questo momento manca forza lavoro per la posa dei cavi. Questo dipende non solo dal settore stesso, ma da anni di surriscaldamento del settore dovuto ai grandi investimenti in edilizia (vedi Superbonus) e poi nel Pnrr che hanno portato ad avere un vero proprio shortage di lavoratori. L’aumento dei costi delle materie prime (che si è evidenziato in altri settori dove il Pnrr è andato a investire) è stato certamente un altro dei fattori contingenti che hanno portato ad avere una situazione più complessa del previsto. Tutte queste complessità si ripercuotono sugli obiettivi da raggiungere in tempi brevi, ma bisogna evitare in tutti i modi che la pezza sia peggiore del buco. (riproduzione riservata)
*economista - Regolazione Public Utilities Università Milano Bicocca