Quanto sembra lontano maggio 2023, quando Massimo Battaini venne indicato come il successore designato dello storico amministratore delegato Valerio Battista. In due anni - di cui solo poco più di uno di vera titolarità della carica di Battaini, nominato ufficialmente ceo nella primavera 2024 -, il valore di Prysmian a Piazza Affari è più che raddoppiato volando ai massimi storici (74 euro il 7 agosto) e anche l’utile nel 2025 dovrebbe flirtare con un raddoppio rispetto al 2023, con la concreta prospettiva di avvicinarsi alla simbolica soglia di un miliardo di euro già quest’anno.
In mezzo due maxi-acquisizioni internazionali, a simboleggiare la volontà di un cambio di passo su scala mondiale. La scalata verticale ha reso i cavi di Prysmian, molto spesso fatti di rame, una vera e propria miniera d’oro: ora il gruppo con sede a Milano capitalizza circa 22 miliardi di euro e bussa alle porte della top 10 di Piazza Affari, con Stellantis lontana poco più di un miliardo di euro.
A guidare la corsa del titolo negli ultimi giorni i risultati oltre le aspettative della semestrale e prospettive rosee su molti fronti, che a cascata hanno generato una pioggia di rialzi sostanziosi dei target price da parte degli analisti. Solo per citarne qualcuno: a 82 euro da parte di Mediobanca Research, a 82,2 euro da parte di Intesa Sanpaolo, a 77 euro da parte di Bank of America Securities e a 78 euro da parte di Deutsche Bank. Ora il consenso Bloomberg recita un target price medio di 74,51 euro.
La scalata di Prysmian verso i vertici del Ftse Mib può essere alimentata da una catena di fattori. Non solo l’aumento della stazza generato dagli acquisti miliardari di Encore Wire e Channell, ma anche concrete opportunità di business nei prossimi mesi e anni. A partire dai dazi Usa sulle materie prime che, al contrario di quanto si potesse pensare fino a fine luglio, ora si potrebbero trasformare in un’ulteriore occasione di crescita. In primis sul rame.
Come ha spiegato bene Battaini il giorno dei conti, «Prysmian è immune ai dazi sul rame». Questo perché l’amministrazione Trump ha scelto di imporre le tariffe anche sui prodotti finiti e non solo sull’import di materie prime, come era stato ipotizzato inizialmente, trasformandoli in un vantaggio per i produttori locali come Prysmian.
Il gruppo italiano, infatti, realizza il 99,5% dei cavi venduti negli Usa su suolo americano. Non solo, come sottolineano gli esperti di Deutsche Bank «Prysmian è riuscita ad aumentare il livello di contenuto riciclato fino al 30-40% nel suo impianto in Texas (Encore Wire, ndr), rispetto al precedente 15%, e la capacità di riciclo è destinata a crescere ulteriormente». Questo consentirà a Prysmian di poter «vendere cavi a un prezzo più competitivo, soprattutto rispetto ai concorrenti che dipendono» dall’import di rame, pari a circa il 15% del mercato.
«Se anche i dazi sull’alluminio venissero rivisti in modo simile, anche la business unit Power Grid, che affronta un livello più elevato di concorrenza estera (circa il 40%), ne trarrebbe beneficio». Le vendite legate ai cavi in rame e alluminio del gruppo italiano, secondo le stime di Deutsch Bank, rappresentano complessivamente quasi il 40% del totale. Insomma una fetta importante del mercato che genera i ricavi di Prysmian - proiettati intorno ai 19,4 miliardi per il 2025 - potrebbe diventare ancora più ampia.
A questo fattore di più breve periodo, si aggiungono due megatrend mondiali su cui Prysmian può vantare una posizione di forza: l’espansione dei data center per poter sostenere lo sviluppo dell’AI e la necessità di potenziare le reti elettriche per far fronte a una domanda in aumento. Secondo alcune stime di Cushman & Wakefield in base ai progetti annunciati, si stima un raddoppio della capacità dei data center in area Emea e un più che raddoppio nelle Americhe e in area Apac, con l’Unione europea che ha lanciato InvestAI, iniziativa per mobilitare sul settore dell’Intelligenza Artificiale 200 miliardi di investimenti.
La traiettoria in ascesa della domanda di energia elettrica è un altro elemento che si innesta in questa panoramica, con gli Usa che si attendono un incremento in una forbice tra il 6,7% e il 12% da qui al 2028 e l’Europa che stima un incremento medio di circa il 2% annuo dal 2025 al 2027. In questo panorama Prysmian può sfruttare gli investimenti che si renderanno necessari per incrementare il proprio portafoglio ordini in praticamente tutte le business unit: dal Power Grids all’Electrification, fino al Digital Solutions.
Non a caso gli analisti prevedono per Prysmian un’altra crescita significativa da qui ai prossimi anni, sia sul fronte dei ricavi sia sui margini, con l’ultima riga di bilancio che diventerà sempre più ricca. Secondo le ultime stime degli esperti di Intesa Sanpaolo, nel 2028 i ricavi supereranno 22,5 miliardi, l’ebitda adjusted i 3 miliardi e l’utile netto i 1,5 miliardi. Prospettive simili per Mediobanca Research: nel 2027 i ricavi toccheranno 21,1 miliardi, l’ebitda adjusted i 2,8 miliardi e l’utile i 1,4 miliardi.
Inoltre per gli analisti il titolo è sottovalutato: per il modello di Deutsche Bank, il titolo tratta a sconto del 25% rispetto ai peer nel settore dell’elettrificazione nonostante un tasso di crescita medio da qui al 2028 decisamente superiore. Insomma, la corsa di Prysmian a Piazza Affari potrebbe essere solo all’inizio. (riproduzione riservata)