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Vladimir Putin
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Putin apre alla pace, poi accusa Kiev: «Fa terrorismo, minaccia lo spazio aereo». E il Cremlino attacca Merz: «È goffo»

di Giusy Iorlano
03 settembre 2026, 14:57

Il presidente russo parla di una soluzione diplomatica «possibile» e di contatti ancora in corso tra Mosca e Kiev. Poche ore dopo accusa l’Ucraina di minacciare l’aviazione civile e definisce le eventuali azioni contro gli aerei un «atto di terrorismo di Stato»

La pace è possibile, ma Kiev fa terrorismo. I contatti tra Russia e Ucraina continuano, ma le dichiarazioni del governo Zelensky rendono più difficile qualsiasi negoziato. Mosca non avrebbe bisogno di una nuova mobilitazione, mentre sul campo di battaglia, secondo Vladimir Putin, le forze russe stanno avanzando su tutti i fronti. E Berlino? Per il Cremlino, Friedrich Merz cerca di mostrarsi duro con la Russia per ragioni di consenso interno, ma lo fa in maniera «estremamente goffa».

È questa la linea, apparentemente contraddittoria, emersa dal discorso di Vladimir Putin alla sessione plenaria del Forum economico orientale di Vladivostok. Il presidente russo ha alternato aperture diplomatiche, accuse contro Kiev e rivendicazioni sulla situazione militare, in un intervento nel quale la possibilità di una trattativa resta sul tavolo, ma a condizioni che Mosca continua a legare alle mosse dell’Ucraina.

Putin: «Una soluzione del conflitto è possibile»

Il passaggio più significativo riguarda proprio la prospettiva di un accordo. Putin ha sostenuto che una soluzione diplomatica della guerra è possibile e che potrebbe essere raggiunta in tempi brevi.

«C’è una possibilità? A mio parere, sì, c’è», ha dichiarato il presidente russo, ringraziando i Paesi che stanno cercando di contribuire alla risoluzione del conflitto.

Secondo Putin, il problema dovrebbe essere affrontato innanzitutto dai due Paesi direttamente coinvolti, Russia e Ucraina. E, nonostante l’assenza di un negoziato politico strutturato, i contatti tra Mosca e Kiev non si sarebbero interrotti.

Il presidente russo ha spiegato che i rapporti proseguono soprattutto attraverso i servizi segreti. Più difficile, invece, sarebbe capire quanto questi contatti possano effettivamente tradursi in un’intesa.

«Mi è difficile dire in questo momento in che misura questi contatti stiano portando a un accordo di pace», ha affermato Putin, citando le recenti dichiarazioni dei vertici ucraini.

Poi la retromarcia: «Minacce all’aviazione, terrorismo di Stato»

L’apertura diplomatica si è però rapidamente intrecciata con una nuova accusa nei confronti di Kiev.

Putin ha puntato il dito contro le dichiarazioni di Volodymyr Zelensky sullo spazio aereo russo. Il presidente ucraino aveva avvertito le compagnie aeree che utilizzano lo spazio aereo della Russia e quelle che fanno riferimento ai principali aeroporti russi, sostenendo che quel traffico sarebbe destinato a diventare «completamente insicuro».

Per Putin, una simile prospettiva complica inevitabilmente la possibilità di negoziare.

«Questo indubbiamente ostacola la possibilità di tenere negoziati di pace bilaterali», ha detto il leader del Cremlino, definendo eventuali attacchi contro l'aviazione civile una «manifestazione di terrorismo di Stato».

Mosca ha inoltre avvertito che eventuali azioni contro aerei civili riceverebbero una «forte risposta». Putin ha poi esteso la responsabilità politica anche agli alleati occidentali di Kiev: chi dovesse ignorare quelle minacce, ha sostenuto, diventerebbe a suo giudizio «complice del terrorismo internazionale».

Il Cremlino rivendica l’avanzata russa

Nel frattempo, sul fronte militare, il messaggio di Putin è tutt’altro che conciliante.

Secondo il presidente russo, le forze di Mosca starebbero avanzando su tutti i fronti e le perdite ucraine aumenterebbero ogni mese. Putin ha indicato tra 8.000 e 12.000 soldati ucraini persi ogni mese, sostenendo che il numero supererebbe quello degli uomini arruolati attraverso la mobilitazione e di quelli che rientrano dagli ospedali.

Numeri che arrivano direttamente dal Cremlino e che, nel quadro della guerra, non possono essere considerati indipendentemente verificati.

Putin ha inoltre escluso che, allo stato attuale, la Russia abbia bisogno di una nuova mobilitazione. «Oggi non esiste alcuno scenario che richieda una mobilitazione», ha dichiarato, rivendicando un sistema di reclutamento basato, a suo dire, sulla partecipazione volontaria.

Zelensky: «Mosca non rallenta»

Da Kiev arriva una lettura diametralmente opposta. Zelensky ha respinto l’idea che le parole di Putin rappresentino un’apertura concreta alla pace, puntando invece sugli attacchi russi registrati nelle ore precedenti.

Secondo il presidente ucraino, i raid avrebbero colpito 13 regioni. A Odessa, in particolare, un drone avrebbe colpito un edificio residenziale ferendo 17 persone, tra cui tre bambini.

Attacchi sarebbero stati registrati anche nelle aree di Obukhiv e Boryspil e nelle città di Nikopol, Kherson, Sumy, Zaporizhia e Khmelnytskyi.

«Il nemico non è andato in vacanza», ha scritto Zelensky, secondo cui la Russia avrebbe invece intensificato la propria offensiva e non avrebbe intenzione di rallentarla.

Il presidente ucraino ha quindi rilanciato la richiesta agli alleati occidentali di una risposta più forte, chiedendo maggiori contromisure e una più rapida produzione di sistemi di difesa, soprattutto per proteggere l’Ucraina da missili e droni.

La partita europea e l’attacco a Merz

Nel discorso del Cremlino entra anche la Germania. Il bersaglio è il cancelliere Friedrich Merz, accusato da Dmitry Peskov di cercare consenso interno attraverso una linea più dura contro Mosca.

«Con passi che a lui sembrano quasi duri, cerca di guadagnare qualche punto sul piano interno», ha dichiarato il portavoce del Cremlino, sostenendo però che Merz lo farebbe «in modo estremamente goffo».

Peskov ha collegato il ragionamento anche agli sviluppi relativi all’incidente con un drone all’aeroporto di Lipsia e alle successive misure tedesche contro la Russia.

Il portavoce del Cremlino ha inoltre contestato la gestione della presenza diplomatica ucraina in Germania, chiedendo perché Berlino non abbia chiuso i consolati ucraini mentre prosegue il processo richiamato dalle autorità tedesche. (riproduzione riservata)



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