Per Prysmian i dazi sul rame imposti dal presidente degli Usa, Donald Trump, possono trasformarsi in un piccolo tesoro. Che le tariffe imposte dall’amministrazione americana sull’import di prodotti ad alto contenuto di rame potesse diventare un volano per la società dei cavi lo aveva sottolineato anche lo stesso amministratore delegato di Prysmian, Massimo Battaini, in occasione degli ultimi risultati trimestrali.
Ora Bank of America ha stimato che dai dazi sul rame Prysmian potrà produrre un boost di almeno 500 milioni di euro sull’ebitda del 2026. Questo perché, dopo l’acquisizione di Encore Wire, quasi tutta la produzione di cavi di rame viene effettuata da Prysmian su territorio americano, a differenza dei concorrenti, grazie a materiale recuperato in larga parte negli stessi Stati Uniti.
L’analisi di Bofa entra nel dettaglio, attendendosi «un beneficio significativo per il business di Prysmian nei segmenti media e bassa tensione negli Stati Uniti». I cavi importati ora sono soggetti a «tariffe rilevanti», che Bofa stima in «una media del 41%». L’import complessivo del settore è di «circa il 15% dei cavi finiti» e di «circa il 25% delle vergelle di rame», mentre Prysmian importa solo il 10% di quest’ultime recuperando rottami e catodi in loco. In misura meno significativa, invece, Prysmian potrebbe avere un impatto simile anche dai dazi sull’alluminio.
La conseguenza è che Prysmian potrebbe «aumentare i prezzi per allinearli agli incrementi praticati dai concorrenti» per far fronte ai dazi. L’ipotesi di Bofa è che «Prysmian riesca ad aumentare i prezzi dei cavi di rame del 10%, il che si tradurrebbe in un beneficio sull’ebitda di circa 500 milioni di euro nel 2026». Ma questo sarebbe lo scenario minimo: per Bofa il beneficio potrebbe arrivare fino a un miliardo, pari a circa il 30% dell’ebitda atteso per l’anno prossimo.
Ma non sono solo i dazi a guidare la corsa di Prysmian. Hsbc sottolinea che all’interno della divisione Digital Solutions, «il business dei cavi in fibra ottica sta registrando una ripresa sia negli Stati Uniti sia in Cina» e che Prysmian sta incrementando l’esposizione sui data center, da cui si attende un miliardo di di ricavi nel 2025 (+65%).
Hsbc si aspetta quindi che «la ripresa ciclica della domanda, iniziata dai minimi di inizio 2024, prosegua e vediamo chiare opportunità di crescita pluriennali per la fibra», trainate sia dall’ampliamento della potenza degli esistenti sia dal collegamento di più data center tra loro. «Quest’ultima dovrebbe favorire l’adozione della nuova tecnologia di fibra a nucleo cavo a bassissima latenza, che Prysmian ha iniziato a produrre». In aggiunta l’integrazione di Channell dovrebbe migliorare i risultati nel secondo semestre della divisione.
Le prospettive rosee di Prysmian hanno portato gli analisti ad alzare i target price. Bank of America ha optato per passare da 77 a 91 euro, mentre Hsbc da 74 a 87 euro. Il titolo non a caso sta viaggiando ai massimi storici. Nella seduta del 10 settembre scambia in rialzo di oltre l’1%, tra 79 e 80 euro. (riproduzione riservata)