Prysmian chiude un contratto da oltre 550 milioni di euro per i prossimi sette anni in Francia per rinnovare la rete elettrica con Enedis, ma il titolo continua la caduta con il rischio taglio dei dazi Usa sull’alluminio.
A Piazza Affari il gruppo dei cavi guidato dal ceo Massimo Battaini, intorno a metà seduta del 13 febbraio, perdeva circa l’8%, scambiando sopra 93 euro. Il selloff però si è dimezzato nel corso del pomeriggio, con il titolo che a mezz’ora dalla chiusura perde circa il 4% scambiando poco sotto 98 euro.
La nuova maxi-commessa può arrivare fino a 550 milioni per i prossimi sette anni, inclusi i tre anni opzionali, e rende Prysmian l’unico fornitore dell’intera gamma di cavi di media tensione di Enedis. La partnership tra i due gruppi è di lunga durata e impegna Prysmian a produrre i cavi dai propri siti produttivi di Gron (Yonne) e Montereau-Fault-Yonne (Seine-et-Marne).
In questo modo entrambe le società accelerano l’adozione di pratiche di economia circolare, a partire dall’uso materiali riciclati - inclusi materiali critici come i base metal - e e a ridurre le emissioni di carbonio lungo l’intera rete, grazie alle energie rinnovabili. I cavi sono facilmente integrabili nella rete per Enedis, che permettono di massimizzare l’adozione delle rinnovabili in modo semplice, efficiente e conveniente, riducendo le emissioni complessive di carbonio. Inoltre la commessa è in linea con l’ambizione strategica di Prysmian di raggiungere il Net Zero per le emissioni Scope 3 entro il 2035.
La strategia di Prysmian punta generare oltre il 55% dei ricavi da soluzioni sostenibili entro il 2028. Per produrre i cavi verrà utilizzato oltre il 12% di alluminio riciclato e oltre il 30% di rame riciclato.
Il selloff mattutino su Prysmian era legato al nuovo pericolo dazi Usa nonostante gli analisti di Citi confermano il rating buy e il target price di 102 euro. Il calo registrato del titolo dipende dalla notizia riportata dal Financial Times, che indica una potenziale cancellazione (o taglio) dei dazi statunitensi sui derivati dei metalli. L'ipotesi non è ancora confermata e quindi non è ancora chiaro se i cavi saranno interessati.
Se i dazi sull’alluminio venissero eliminati, mantenendo però quelli quelli sulle materie prime, i cavi Prysmian prodotti in Usa potrebbero essere svantaggiati a favore dei concorrenti stranieri, considerato il loro accesso a materie prime più economiche, come accaduto nell'estate del 2025. Anche la prospettiva di dazi sui cavi in rame appare ora alquanto remota, nota Citi. (riproduzione riservata)