Maxi-piano di ristrutturazione per Procter & Gamble (-0,54% nel premarket). L’azienda, produttrice dei detersivi Tide e dei pannolini Pampers, ha intenzione di tagliare 7 mila posti di lavoro non manifatturieri a livello globale nei prossimi due anni, pari al 15% della forza lavoro non industriale.
L’obiettivo di P&G è ridurre il portafoglio prodotti, abbandonando alcune categorie e dismettendo marchi minori in alcuni mercati. Per creare una «struttura lavorativa migliore, con ruoli più ampi e team più piccoli» l’azienda ricorrerà ai tagli al personale. A giugno dello scorso anno il gruppo contava circa 108 mila dipendenti.
I dirigenti di P&G, intervenuti a una conferenza a Parigi, hanno aggiunto che intendono ridurre il portafoglio prodotti, abbandonare alcune categorie e cedere alcuni marchi minori in determinati mercati. Tuttavia, osserva Reuters, l’azienda non è entrata nel dettaglio dei piani.
Certo è che P&G, nel mese di aprile, ha riportato un forte calo delle vendite trimestrali e ha abbassato le previsioni di vendita per l’anno fiscale citando «l’incertezza dei consumatori e un ambiente geopolitico volatile». Per mitigare l’impatto dei dazi, l’azienda ha dichiarato che avrebbe preso in considerazione la possibilità di tagliare i costi, modificando poi le formulazioni dei prodotti e aumentando i prezzi di alcuni articoli.
P&G si trova inoltre ad affrontare una forte concorrenza in una battaglia per la conquista di quote di mercato, mentre i consumatori stringono la cinghia. Nell’ultimo decennio il gigante dei consumi ha ridotto il numero di categorie in cui compete, concentrandosi sui prodotti di uso quotidiano più importanti. L’anno scorso, ad esempio, P&G ha venduto il marchio Vidal Sassoon per la cura dei capelli in Cina e negli ultimi anni l’azienda ha anche ceduto marchi minori in Europa e in America Latina. (riproduzione riservata)