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Patrizia Micucci, Aurora
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Private equity: la nuova Aurora dopo il delisting fra cessioni, acquisizioni e la nascita di un club deal. Parla Patrizia Micucci

25 aprile 2025, 18:00 Ultimo aggiornamento: 18:19

Ad aprile NB Aurora ha scelto la strada del delisting. Ma continua a investire nelle pmi italiane con una redditività del 16%. Diverse operazioni in vista, fra cui un club deal assieme a family office e investitori Hnwi. Tutti i particolari | Azioni, 12 gioielli in saldo a Piazza Affari. Che cosa comprare dopo l’uragano dazi sui mercati

Dopo sei anni di quotazione a Piazza Affari, NB Aurora, società di permanent capital che investe in pmi italiane sotto la guida della sua fondatrice, Patrizia Micucci, ha deciso di chiudere il capitolo borsa continuando comunque a operare nel settore del private equity. Del resto, il periodo di permanenza nel segmento Miv di Piazza Affari, dedicato solo ad un pubblico professionale, è stato caratterizzato da pochi scambi, un problema che tocca di fatto larga parte della borsa milanese.

Ad aprile NB Aurora è quindi uscita e ha rivisto il nome in Aurora Growth Capital. Il delisting segue l’operazione di buyout, a maggio del 2024, in seguito al quale il controllo della società e di Renaissance (la controllante) sono passati dal colosso Usa, Neuberger Berman, ai rispettivi management team che possedevano una quota di minoranza. Con l’effetto che ora è l’asset manager americano a detenere una posizione minoritaria.

Il fondo nasce come spinoff, nel 2015, delle attività di private equity di Intesa Sanpaolo, che era stato reso possibile proprio grazie al supporto di Neuberger Berman. Gli investitori di riferimento del fondo oggi, con quote fra il 3% e l’8%, sono Eurizon Capital Sgr, Intesa Sanpaolo, Mediolanum Gestione Fondi Sgr, Azimut Capital Management Sgr e Inarcassa. Ma come sarà la nuova Aurora? Lo racconta Patrizia Micucci a Milano Finanza.

Domanda. Come cambierà Aurora dopo il delisting da Piazza Affari?

Risposta. Da un punto di vista di strategia d’investimento non cambierà nulla, continueremo a effettuare operazioni in partnership con imprenditori e management team a supporto della crescita di piccole e medie italiane leader nei loro mercati. Da un punto di vista operativo, invece, il fondo continuerà a operare come un ever-green fund, ovvero con una distribuzione annua di un dividendo generato dalle plusvalenze realizzate dalle operazioni di exit e reinvestimento del capitale iniziale in nuove operazioni. La differenza è che ora la scadenza certa del veicolo è tra 10 anni. Inoltre, il fondo sarà semi-liquido in quanto una volta all’anno gli investitori potranno – entro certi limiti (fino al 5% del Nav) - esercitare un diritto di recesso a un prezzo pari al Nav di dicembre meno uno sconto del 10%. Le azioni oggetto di recesso saranno in primis offerte agli azionisti di Aurora e successivamente a nuovi investitori e, in ultima istanza, acquistate dal fondo stesso. In sostanza sarà il fondo a dare liquidità agli investitori, ossia farà quello che la borsa non è stata in grado di fare.

D. Quanto ha reso il fondo dalla nascita in termini di rendimento agli azionisti (Irr)?
R. Dal 2018 ad oggi abbiamo realizzato 20 operazioni di exit con un ritorno medio sul capitale investito di 2 volte. E con un Internal Rate of Return (Irr) di circa il 16%. Una performance che riflette la crescita industriale delle aziende, dal momento che noi partecipiamo attraverso aumenti di capitale in equity senza utilizzo di leva finanziaria.

D. Quante sono le società in portafoglio, quante possibili exit nel 2025 e quante possibili acquisizioni?
R. Oggi abbiamo in portafoglio 12 aziende di altissima qualità, con un fatturato aggregato di 2,6 miliardi e un ebitda margin medio di oltre il 20%, che negli ultimi cinque anni sono cresciute ad un tasso annuo del circa 11% dimostrando una forte resilienza ai diversi cicli economici che abbiamo vissuto in questi anni. Nel 2025 abbiamo già realizzato l’exit da Bluvet, ceduta al gruppo Ca’ Zampa e nel quale abbiamo reinvestito a fianco di Nextalia e altri investitori privati, e prevediamo un paio di ulteriori uscite. Sul fronte delle nuove operazioni siamo in esclusiva su quattro deals molto interessanti e prevediamo la chiusura di almeno due di questi entro giugno.

D. Le vostre partecipazioni sono diversificate, avete effettuato anche un delisting. Quali gruppi avete oggi in portafoglio?
R. Sono quindi 12 le società in portafoglio ad Aurora, a partire da Club del Sole, che opera nel settore camping-village in Italia, per continuare con Dierre Group, che produce componenti per l’automazione industriale. Phse, invece, si occupa di trasporto a temperatura controllata di farmaci e campioni biologici. Ca’ Zampa, già citata, è una rete di cliniche veterinarie che mira a crescere molto in Italia, mentre con Rino Mastrotto Group ci spostiamo nel settore della moda di fascia alta con la produzione e commercializzazione delle pelli non solo per il fashion, ma anche per i settori automotive e dell’arredamento.

Con Engineering, invece, Aurora si muove nella trasformazione digitale di aziende, organizzazioni pubbliche e private, invece Comet si occupa dello sviluppo e produzione di mescole in gomma naturale e sintetica. A queste società si affianca Farmo, produttore di alimenti gluten free ed Exacer, azienda attiva nel business delle specialty chemicals tramite lo sviluppo e produzione di supporti per catalizzatori.

PromoPharma si muove nell’ambito della salute e della longevità, è infatti una società specializzata nella produzione e commercializzazione di integratori alimentari, alimenti dietetici e dispositivi medici innovativi. Finlogic, dal canto suo, un gruppo specializzato nella produzione di soluzioni per l’etichettatura e l’identificazione automatica dei prodotti, era quotata a Piazza Affari. Nel 2023 NB Aurora e Credem Private Equity Sgr hanno lanciato un’offerta pubblica di acquisto che ha portato al delisting del titolo dalla borsa. Infine Amut, gruppo specializzato nella produzione di impianti per la trasformazione di materiali plastici performanti.

D. Dazi: un pericolo o un’opportunità?
R. Ancora è molto difficile prevedere i veri effetti che i dazi avranno sulle singole economie e società. Dal nostro punto di vista riteniamo che l’impatto sulle partecipate sarà comunque non particolarmente invasivo considerato che sono tutte leader in mercati Business to Business (B2B) ad lato valore aggiunto e strategici, quindi difficilmente sostituibili all’interno della catena del valore.

D. State dando vita ad un club deal: con quali caratteristiche e obiettivi?
R. Stiamo lavorando a un progetto che si rivolge a family office e persone con importanti capitali personali, i cosiddetti Hnwi, che spesso preferiscono intervenire direttamente in singole operazioni, piuttosto che nei fondi. L’idea è che i partecipanti co-investiranno insieme ad Aurora in ogni deal. (riproduzione riservata)



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