In fasi di stress di mercato anche il private equity si trova davanti a una sfida: trovare vie d’uscita (tradotto: maggiore liquidità) in un mercato notoriamente illiquido. La soluzione c’è già ad è quella, in Italia ancora embrionale, del mercato secondario, «l’unico che consenta a chi investe in fondi illiquidi di uscire prima dall’investimento», spiega Vittorio Terzi, founder e managing partner di Terzi & Partners e co-presidente del comitato scientifico del neonato Osservatorio sul mercato secondario del private equity, realizzato da Liuc-Business School con il contributo della stessa Terzi & Partners e di Fondo Italiano d’Investimento sgr.
«Quando nasce un mercato primario, segue sempre uno secondario, come ci insegna l’esempio dei mercati azionari», aggiunge Terzi. Se nel mondo il private equity primario vale oggi circa 10 mila miliardi di masse, il secondario è solo a 150 miliardi, appena l’1,6%. «Un mercato ancora molto piccolo che si prevede raggiunga i 500 miliardi entro il 2030», aggiunge Terzi, che quindi elenca i potenziali vantaggi per gli investitori.
Primo, «chi investe nel fondo primario opta per un comparto che detiene quote, ad esempio di 25-30 asset, ad alta concentrazione. Un veicolo secondario invece ha 300-400 posizioni, diversificate a livello di geografia, settori industriali, gestori, vintage». Inoltre «un investimento in secondario beneficia di un minore blind pool risk: gli asset acquisiti sono noti e sono più facili da leggere in prospettiva». Altro potenziale vantaggio «è la minore durata degli impegni nel fondo: il secondario acquista asset che sono arrivati quasi a maturazione e quindi la distribuzione agli investitori è molto anticipata».
Perché parlare di mercato secondario proprio oggi? «Il mercato è molto attivo quando c’è criticità nelle fasi di exit, quindi quando ci sono tensioni di liquidità», aggiunge Anna Gervasoni, co-presidente del comitato scientifico e rettrice della Liuc. «Adesso, in una fase in cui i disinvestimenti potrebbero avere qualche difficoltà, l’osservatorio è quanto mai necessario». L’idea, conclude, «è creare un monitoraggio continuo in partnership con Fondo Italiano, il primo operatore italiano a lanciare un fondo di secondario. Di fatto l’osservatorio parte insieme al mercato».
Concorde sul punto Luigi Tommasini, senior partner e responsabile fondi di fondi di Fondo Italiano d’Investimento. «Il mercato è il fornitore di liquidità di un mercato illiquido». Negli ultimi anni, prosegue, «la velocità di disinvestimento dei fondi è scesa, e quindi c’è stata una sovraesposizione all’asset class del private equity da parte degli investitori». Fondo Italiano in questo mercato «intende avere un ruolo di riferimento nel Paese e ha recentemente concluso l’acquisizione di un portafoglio di 10 fondi per oltre 250 milioni di euro tramite il nuovo comparto dedicato al secondario, il Fondo Italiano Secondario-Fis 1, attraendo capitali da investitori internazionali», conclude il senior partner. (riproduzione riservata)