Il private equity italiano riparte con lo slancio che aveva caratterizzato lo scorso anno. A gennaio sono andate infatti in porto 33 operazioni, appena una in meno del 2024 e il 41% in più rispetto alle 24 di gennaio 2023. I dati emergono dall’osservatorio Pem di Liuc-Business School, realizzato in collaborazione con Aifi e con il contributo di Advant Nctm, Deloitte, Di Luccia & Partners, Equita, Equity Factory, Fondo Italiano d’Investimento sgr, Riello Investimenti sgr e Valori Asset Management.
Oltre ai numeri in valore assoluto, a destare un certo ottimismo tra gli operatori del settore c’è anche la dimensione di alcune operazioni di rilievo: su tutte l’ingresso del family office Blue Pool Capital al 12% di Golden Goose, a una valutazione più alta rispetto al prezzo dell’ipo saltata nel giugno scorso.
Degni di nota anche l’acquisto della società delle carte prepagate Epipoli da parte di Investcorp e l’operazione con cui il club calcistico dell’Hellas Verona è passato al fondo americano Presidio per 130 milioni.
Più in generale, sono stati gli operatori internazionali i grandi protagonisti del private equity italiano di gennaio: la loro attività ha rappresentato il 61% delle operazioni concluse, molto al di sopra rispetto alla media degli ultimi anni. «I dati mostrano come i private equity, con le loro competenze, supportano il percorso di consolidamento delle piccole e medie imprese Italiane e accompagnano gli imprenditori nella crescita strutturale anche in ambito internazionale», commenta Emidio Cacciapuoti, partner di Advant Nctm. «Questo avviene soprattutto attraverso add-on transfrontalieri che rappresentano ormai da mesi una percentuale sostanziale delle operazioni concluse dagli operatori del settore». Non a caso, a gennaio le operazioni di buy-out hanno rappresentato l’82% dei deal totali, con gli add-on (cioè le aggregazioni aziendali) al 48%, segnale del fatto che gli operatori si sono concentrati maggiormente sul potenziamento e la crescita per linee esterne delle società già in portafoglio.
Poche le sorprese a livello geografico: Lombardia e Veneto sono stati i principali poli di attrazione dei fondi, ma va segnalata anche la buona performance di Lazio e Toscana. Per quanto riguarda infine i settori di investimento, quelli che hanno attratto più investimenti sono stati prodotti industriali, informatica e terziario. I primi due da soli hanno rappresentato oltre un terzo dell’intero ammontare investito. (riproduzione riservata)