«In Italia ci sono circa 200 mila pmi escluse le micro-imprese. Di queste appena 3 mila, l’1,5% circa, hanno aperto il loro capitale tramite borsa, private equity o private debt». Così Innocenzo Cipolletta, presidente di Aifi, ha introdotto oggi, lunedì 7 ottobre 2024, la presentazione dei dati sul credito alternativo in Italia, redatti proprio da Aifi in collaborazione con Cdp e Deloitte. «Il private debt è una soluzione ideale per gli imprenditori», ha proseguito Cipolletta, «perché non devono rinunciare a una parte del loro controllo sull’azienda, ma possono comunque trovare un’alternativa al tradizionale credito bancario: c’è una prateria in cui espandersi».
Guardando alla fotografia del settore nel corso del primo semestre, emerge un mercato che si sta muovendo in due direzioni. Da una parte ci sono la raccolta, scesa su base annua dell’11% (a 442 milioni di euro) e i capitali investiti, in calo del 27% a 1,1 miliardi (erano stati 1,44 nel primo semestre del 2023). Dall’altro lato ci sono però le società oggetto di investimento: sono state 60 le pmi che hanno ricevuto finanza fresca tramite debito privato, il 28% rispetto allo scorso anno.
Se poi si escludono dall’analisi le operazioni (per società oggetto di investimento) di ammontare superiore ai 100 milioni di euro, i dati relativi all’ammontare risultano pari a 771 milioni, in crescita annua del 20%. Questo vuol dire che nel 2023 c’erano stati alcuni ticket particolarmente importanti, che hanno influenzato il dato complessivo.
Per quanto riguarda la tipologia di investimento, i soggetti domestici hanno realizzato il 77% del numero di operazioni, mentre il 65% dell’ammontare è stato investito da operatori internazionali (che quindi partecipano a meno deal ma mettono in campo importi più rilevanti). Oltre un terzo dei deal (37%) è andato in porto in Lombardia, seguita dal Lazio al 18%. A livello settoriale, un finanziamento su quattro ha avuto come oggetto una società attiva nell’ambito dei beni e servizi industriali.
Infine, un’occhiata alle fonti della raccolta: la prima, con grande distacco rispetto alle altre (62%) è il settore pubblico, che viene incluso nella metodologia del rapporto in tandem con i fondi di fondi istituzionali. Seguono, a distanza di sicurezza, le assicurazioni (15%) e poi le banche (9%). (riproduzione riservata)