Mediobanca Private Banking sceglie un grande partner internazionale per ampliare l’offerta di investimenti alternativi riservati ai clienti facoltosi. Si tratta di Kkr, colosso degli investimenti illiquidi con 578 miliardi di dollari in masse in gestione, noto alle cronache italiane anche per il suo ruolo nella vendita della rete Tim.
Mediobanca Private Banking, la divisione di Piazzetta Cuccia al servizio di clientela cosiddetta Ultra High Net Worth e delle grandi famiglie imprenditoriali (indicativamente, almeno 5 milioni di euro di ricchezza investibile), offrirà alla clientela la possibilità di investire nel comparto K-Prime Feeder-I, che fa capo alla sicav Kkr Private Markets Equity Fund. Si tratta di un veicolo di private equity diversificato sia a livello geografico che settoriale, che Kkr continua a costruire progressivamente nel tempo utilizzando un approccio tematico.
Gli investitori di Mediobanca Private Banking che volessero impiegare il loro denaro in questo fondo si esporrebbero immediatamente agli investimenti alternativi gestiti dall’asset manager americano, attraverso un co-investimento diretto nelle società presenti anche nei fondi di private equity chiusi gestiti da Kkr.
L’obiettivo, spiega una nota di Piazzetta Cuccia, è quello di «dare accesso agli stessi investimenti in private equity (di Kkr, ndr), mitigando al tempo stesso gli effetti della J-Curve tipici di un fondo tradizionale». Per i meno avvezzi al linguaggio tecnico, la curva J rappresenta la tendenza dei fondi di private equity a registrare rendimenti negativi negli anni iniziali, per poi registrare rendimenti crescenti negli anni successivi, cioè quando gli investimenti maturano.
Come funziona precisamente l’adesione al fondo K-Prime? Le sottoscrizioni possono essere fatte con cadenza mensile, in modo da ridurre il tempo necessario per l’impiego del capitale iniziale rispetto a un fondo chiuso, che prevede richiami di capitale graduali, in un orizzonte di quattro-cinque anni. Saranno consentiti riscatti con cadenze periodiche, al ricorrere di determinate condizioni. Insomma, l’intenzione di Mediobanca Private Banking è quella di conferire a un investimento di questo tipo un grado di dinamismo nell’allocazione maggiore rispetto a un tradizionale investimento di private equity.
«Il collocamento del fondo di Kkr», commenta Angelo Viganò, head of Mediobanca Private Banking, «arricchisce la nostra piattaforma di private markets con un’offerta distintiva che conferma la nostra leadership negli investimenti alternativi, con oltre 4 miliardi di euro committed nel comparto». I fondi alternativi aperti illiquidi, prosegue, «coniugano le opportunità di crescita che caratterizzano gli investimenti illiquidi con un accesso continuativo e improntato alla diversificazione: un modello all’avanguardia dell’innovazione, applicato a portafogli di investimenti globali e di qualità, che è tra i punti di forza della nostra proposta di valore per la clientela».
L’accordo con Kkr non è l’unico di questo genere per Mediobanca Private Banking, che ha già realizzato programmi di co-investimento analoghi con BlackRock, per investire in aziende non quotate di tutto il mondo, e con Ubs, per consentire l’accesso a deal immobiliari individuati nei mercati internazionali. Di recente la divisione di grandi patrimoni di Piazzetta Cuccia ha lanciato Tec 2.0, la seconda edizione del club deal che investirà in aziende non quotate dell’eccellenza italiana con un commitment da parte della clientela di oltre 900 milioni: la prima edizione era stata avviata nel 2018. Per quanto riguarda i fondi aperti alternativi, questi hanno fatto il loro ingresso nell’offerta di Mediobanca Private Banking a giugno, con il collocamento del primo fondo strutturato in partnership con Apollo Global Management. (riproduzione riservata)