Dal suo insediamento nell'ottobre del 2022 il governo Meloni ha il merito di «esser riuscito a cambiare il perno della discussione pubblica sul mondo del lavoro, che oggi tende a soffermarsi più su che tipo di occupazione esiste in Italia invece che genericamente sul numero degli occupati». E «abbiamo superato la concorrenza tra sussidio e lavoro». Nonché «abbiamo scelto di investire sul lavoro dignitoso, sul salario giusto» anche con il decreto primo maggio, «attraverso l’indicazione del trattamento economico complessivo fissato dai contratti sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, che diventa il presupposto per la concessione degli incentivi per le assunzioni». Così la ministra del Lavoro, Marina Calderone, ha riassunto alcuni dei pilastri (diventati poi risultati) della strategia perseguita dall’esecutivo a favore dei lavoratori, in un’intervista con Milano Finanza in occasione del primo maggio 2026.
Domanda. Alla luce dei risultati raggiunti in questi anni di legislatura nel mondo del lavoro italiano su quali punti invece si può ancora fare meglio?
Risposta. Tra il 2022 e il 2025 il tasso di occupazione è cresciuto costantemente superando ampiamente il 62%. È cresciuto particolarmente quello femminile (dal 51,1% al 53,8%) che, unito al contestuale aumento dei giovani impegnati in percorsi di studio (circa 350mila in più nel triennio), restituisce la fotografia di un sistema dinamico del lavoro. A sostegno della buona occupazione, abbiamo promosso un forte investimento nello sviluppo e nell’aggiornamento delle competenze, centrali per colmare il differenziale tra domanda e offerta di lavoro e per rispondere al bisogno di nuove figure professionali, per fare fronte alle nuove sfide tecnologiche. Possiamo dire di aver raggiunto un obiettivo, quello del record di occupazione nazionale, al Sud e femminile, ma ovviamente c’è ancora tantissimo da fare, perché l’eredità del passato è molto pesante e non abbiamo ancora recuperato alcuni gap rispetto agli indicatori europei. Credo che i numeri positivi dell’occupazione, in particolare l’incremento dei contratti a tempo indeterminato, siano un risultato di imprese, lavoratori e istituzioni, che tutti dobbiamo riconoscere e salutare favorevolmente. Si tratta ovviamente di un trend non acquisito, che va consolidato nel tempo.
D. Entrando nel dettaglio del decreto legge, avete stanziato 1 miliardo di incentivi. Quanto è dedicato ai giovani?
R. È necessario ampliare la platea di giovani che partecipano attivamente alle sfide lavorative e di crescita del nostro Paese, anche in funzione degli equilibri demografici non favorevoli. Portare tanti giovani al lavoro è un imperativo e non solo un auspicio. Per incrementare l’occupazione giovanile stabile, in particolare dei Neet e dei disoccupati di lunga durata, il decreto primo maggio riconosce ai datori di lavoro privati che assumono a tempo indeterminato giovani di età inferiore ai 35 anni, un esonero totale dei contributi previdenziali per due anni, con un tetto massimo di 500 euro mensili, elevato a 650 euro se l’assunzione avviene in una sede o unità produttiva in Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna, Marche e Umbria. Finanziamo questa misura con 497,5 milioni di euro. Per sostenere la stabilizzazione dei rapporti di lavoro a termine dei giovani under 35 che hanno contratti di lavoro di durata inferiore ai 12 mesi, introduciamo un esonero contributivo di massimo 500 euro mensili per 24 mesi. Potranno accedere a questa misura i datori di lavoro che effettueranno le trasformazioni a tempo indeterminato nell’arco temporale compreso tra il 1° agosto 2026 e il 31 dicembre 2026.
D. Quanti fondi sono a favore delle lavoratrici?
R. Proseguiamo con la nostra azione di sostegno all'ingresso stabile delle donne nel mercato del lavoro, dedicando una particolare attenzione alle aree della Zes Unica per il Mezzogiorno. Per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate nel 2026, è previsto un esonero contributivo del 100% (esclusi premi Inail) per un massimo di 24 mesi. Il beneficio viene riconosciuto per l’assunzione di donne prive di impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi, oppure da 12 mesi se appartenenti a particolari categorie svantaggiate.
D. C’è poi la Zes tra i protagonisti del nuovo provvedimento per il lavoro...
R. La misura si rivolge alle assunzioni a tempo indeterminato di personale con qualifica non dirigenziale effettuate dalle aziende con meno di 10 dipendenti nel periodo tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2026. Esse potranno beneficiare dell’esonero totale dei contributi previdenziali a loro carico (esclusi i premi Inail) per un massimo di 24 mesi ed entro un limite di 650 euro mensili per ogni lavoratore assunto in una sede o unità produttiva ubicata all’interno della Zona Economica Speciale, estesa a Marche e Umbria. In questo modo promuoviamo e incentiviamo il ritorno al lavoro dei disoccupati da più di 24 mesi e con più di 35 anni di età. Si tratta di un intervento di sistema che coniuga semplificazione e sostegno diretto, puntando sulla stabilità del lavoro come motore dello sviluppo per le regioni del Mezzogiorno.
D. Tutti gli incentivi citati si attivano solo per i datori di lavoro che assicurano ai propri dipendenti il salario giusto. Cosa significa concretamente salario giusto?
R. Il governo ha preso una posizione molto chiara: lo strumento per determinare il salario giusto è la contrattazione collettiva, attraverso la quale assicurare ai lavoratori un trattamento economico complessivo, il Tec, adeguato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto. Una scelta con cui rafforziamo la contrattazione collettiva, che nel nostro Paese ha sempre svolto una funzione di tutela e di regolazione, a cui aggiungiamo un ulteriore elemento. Sono i contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale a rappresentare il livello minimo di retribuzione. La misura sul salario giusto punta a qualificare il mondo del lavoro e si collega alla previsione per cui solo chi garantisce quei livelli può beneficiare di assunzioni incentivate e all’ulteriore norma per stimolare il rinnovo dei contratti seguendo la sequenza temporale prevista.
D. Cosa prevedono invece le misure del dl sui rider?
R. Nel decreto ci sono una serie di misure dedicate rapporti di lavoro intermediati da piattaforme digitali che hanno come obiettivo ultimo quello di combattere il caporalato digitale, tutelando i lavoratori e la reputazione delle imprese. Sono misure propedeutiche al recepimento della direttiva Ue che partono da un approccio alla tecnologia senza ombre: è uno strumento che può essere di aiuto all’uomo e migliorare la qualità del lavoro. Ma deve restare strumentale. Per questo motivo, se da una parte abbiamo introdotto per le aziende che operano attraverso piattaforme la previsione delle comunicazioni obbligatorie e nuovi obblighi di informazione al lavoratore, dall’altra abbiamo stabilito che l’accesso alla piattaforma dovrà avvenire attraverso sistemi che garantiscano l’univocità dell’utilizzatore. Spid, Cie o Cns come sistemi già in uso di collegamento con il codice fiscale, oppure un sistema di autenticazione a due fattori. Una persona corrisponde a un account. Senza eccezioni, così da evitare i fenomeni di interposizione fittizia da parte dei caporali. (riproduzione riservata)