L'assemblea straordinaria dei soci di Poste Italiane ha deliberato, con voto favorevole del 99,81% dei presenti, la proposta di attribuire al consiglio di amministrazione la facoltà di aumentare il capitale sociale a pagamento, in una o più volte e in via scindibile, con esclusione del diritto di opzione ed entro il 31 dicembre 2026, per un importo complessivo di massimo 371.986.879 euro più sovrapprezzo, mediante l'emissione di massime 371.986.879 azioni ordinarie.
L'operazione è a servizio dell'offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria e totalitaria sulle azioni Tim promossa lo scorso 10 aprile che prevede di riconoscere gli azionisti Tim 0,0218 azioni ordinarie di nuova emissione di Poste e 0,167 euro in contanti per ogni azione conferita, con l’obiettivo di arrivare almeno al 66,6%. Il valore complessivo dell’operazione, tra titoli e cash, è pari a 10,8 miliardi.
Oggi Cassa Depositi e Prestiti ha il 35% del capitale di Poste e il Tesoro il 29,26%. Dopo l’aumento di capitale lo Stato scenderà al 50% più un’azione, ma resterà la presa sulla società e a cascata su Tim che, a quasi 30 anni dalla privatizzazione, si prepara a tornare sotto il controllo pubblico.
Da chiudere c’è anche il prestito di 2,85 miliardi di cui Poste Italiane avrà bisogno per finanziare la parte cash dell’operazione. Gli advisor dell’opas (Jp Morgan, Bnp e Mediobanca) avrebbero dato la disponibilità a garantire il finanziamento, ma in campo sarebbero pronte a scendere le principali banche italiane e estere.
Nella parte ordinaria dell’assemblea i soci hanno poi approvato il piano di buyback. Con il voto favorevole del 99,58% dei presenti, l’assemblea ha autorizzato il board del gruppo guidato da Matteo Del Fante all’acquisto e successiva disposizione di azioni proprie per un massimo di 5 milioni di azioni (pari allo 0,383% del capitale sociale) con una spesa complessiva fino a 125 milioni.
Tornando all’opas Tim in queste settimane prosegue l’iter autorizzativo. La prima a pronunciarsi sarà Banca d’Italia, perché Tim ha una partecipazione in TIMFin, una finanziaria che eroga credito personale, detenuta insieme al Santander. Subito dopo toccherà a Consob che potrà dare il via libera al prospetto depositato a inizio aprile. ll tutto, se i tempi saranno rispettati, dovrebbe concludersi entro fine luglio. L’offerta dovrebbe quindi essere pronta ad agosto, per concludersi a fine settembre. L’operazione punta a far nascere un colosso da poco meno di 27 miliardi di fatturato (13,1 Poste e 13,7 Tim), con un risultato operativo (ebit pro forma) di 4,8 miliardi, 150 mila dipendenti e 17 mila punti vendita sul territorio e una capitalizzazione di mercato pro forma di circa 35 miliardi, che sale a 40 se si considerano le future sinergie.
Intanto il consiglio di amministrazione di Poste Italiane ha convocato l'assemblea straordinaria degli azionisti per il 23 luglio chiamata ad approvare alcune modifiche del regolamento del Patrimonio BancoPosta. Si tratta del progetto di scissione parziale di PostePay con assegnazione del compendio scisso a Poste Italiane e contestuale destinazione al patrimonio BancoPosta di parte del compendio scisso. Operazione già approvata dalla Banca d’Italia. (riproduzione riservata)