La partita sul capitale di Tim potrebbe vedere uno snodo decisivo nel weekend. I rumors riportati da Reuters nella mattinata del 13 febbraio parlano di una possibile convocazione di due cda straordinari di Poste e Cdp. Il tema all’ordine del giorno sarebbe l’ipotesi emersa con forza negli ultimi giorni riguardante le scambio delle partecipazioni possedute da Poste in Nexi e da via Goito in Tim. Il 3,8% della società dei pagamenti finirebbe nelle mani di Cdp, mentre il 9,8% del gruppo tlc andrebbe al gruppo guidato da Matteo Del Fante.
La doppia convocazione non sarebbe ancora arrivata, ma l’ipotesi emersa non è stata smentita dalle parti in causa. L’operazione potrebbe prendere corpo nel weekend anche perché in settimana, insieme ai conti e al piano industriale di Tim, è stata anche conclusa l’operazione Sparkle, con il board del gruppo tlc che ha approvato l’offerta da 700 milioni di Mef e Retelit.
Lo scambio di posizioni tra Poste e Cdp avrebbe un duplice significato strategico. Per la Cassa guidata da Dario Scannapieco significherebbe liberare capitali importanti impegnati in una società meno strategica di prima come Tim senza la rete, ma senza perdere un presidio cedendo la quota a Poste. Inoltre la Cassa aumenterebbe il presidio diretto in Nexi (dove ha già il 14,5% del capitale) in ottica di un’eventuale operazione con la francese Wordline.
Per Poste, invece, si tratterebbe di un primo passo di avvicinamento concreto a Tim. L’operazione sarebbe puramente finanziaria, in attesa del probabile accordo tra PosteMobile e Tim per l’utilizzo della rete a partire dal 2026. Eventuali ragionamenti su un possibile ampliamento delle alleanze con Poste o un’apertura del governo a operazioni da parte di Iliad, invece, verrebbero fatti solo in un secondo momento. Cvc sarebbe più freddo sull’ipotesi di partecipare a un deal.
Labriola, interrogato sul tema, non si è sbilanciato tra Iliad e Poste, ma ha detto che «il consolidamento è fondamentale per il mercato tlc in Italia». Il ceo di Tim ha aggiunto di «dover studiare i dossier anche sotto i profili di Antitrust, anche se è evidente che con Iliad ci sarebbero più sinergie industriali, mentre con Poste potrebbero esserci più vantaggi commerciali».
Ma qualsiasi operazione che passi dal management di Tim dovrà essere fatta «pensando anche al meglio per il mercato». Labriola ha anche aperto di nuovo a Vivendi: «Le relazioni sono positive, auspico maggior dialogo anche sui numeri del gruppo».
Tornando al piano della società tlc, di fatto viene prospettata una riduzione della leva fino a 1,3 (escludendo il miliardo del canone concessorio) al 2027 e una distribuzione agli azionisti di poco meno di 1,5 miliardi nel triennio 2026-2028. I primi 350 milioni arriveranno nel 2026 e deriveranno da Sparkle, mentre 500 e 600 milioni rispettivamente nel 2027 e 2028 dal flusso di cassa generato. «Le modalità di distribuzione le decideremo nel 2026», ha spiegato Labriola, che ha aggiunto che «è più probabile un utilizzo iniziale dello strumento del buyback nel 2026 per poi valutare i dividendi, mantenendo sempre un approccio market friendly».
Il tema è legato al diritto di trascinamento del dividendo privilegiato delle azioni di risparmio. Con gli arretrati si dovranno pagare circa 500 milioni alle azioni di risparmio prima di poter distribuire cedole agli ordinari. Tuttavia il privilegio delle risparmio scatta solo se la capogruppo (Tim spa) chiude l’anno in utile e nel 2025 è attesa intorno alla parità. Inoltre Labriola ha spiegato che il cda «valuterà se proporre all’assemblea straordinaria di approvare la riduzione del capitale sociale» già a maggio per ricostituire la riserva legale.
Nel piano Tim, tra Sparkle e generazione di cassa, rimane circa un altro miliardo di risorse a cui il management non ha ancora assegnato una destinazione, preferendo mantenere flessibilità finanziaria. Non è da escludere, ha spiegato Labriola, che possano essere usate, per esempio, per operazioni m&a (in particolare per il ramo Enterprise), per ridurre ancora il debito o abbatterne il costo o aumentare la remunerazione agli azionisti.
Infine alcune specifiche sul rimborso del canone concessorio. La previsione di incasso è nel 2025 ma fino a una decisione della Cassazione, prevista nel 2026, o a un accordo con Palazzo Chigi non sarà possibile utilizzarlo. Nel caso di un pagamento a rate, Labriola ha aperto alla possibilità di «cedere il credito per velocizzare l’incasso». (riproduzione riservata)