Washington DC nel mirino per Portolano Cavallo nel 2026, ma non solo. La law firm fondata 25 anni fa da Francesco Portolano e Manuela Cavallo si presenta oggi come una realtà altamente specializzata nel campo del life sciences - healthcare e del digital media e technology, un perimetro ampio e articolato che spazia dalle major cinematografiche americane ai social network, dalle piattaforme Ott e di streaming fino al software, alla tecnologia e alle telecomunicazioni.
Uno studio full service costruito attorno al verticale del digital media e, da circa otto anni, anche del life sciences. Una scelta strategica ben definita. «Il nostro obiettivo è diventare lo studio di riferimento in questi due settori», spiega Manuela Cavallo a MF-Milano Finanza. «Oggi rappresentano circa l’80% del nostro lavoro e della nostra clientela».
Per consolidare questa posizione, Portolano Cavallo punta su tre leve principali: verticalità, nuovi lateral hire mirati ed espansione internazionale. Dopo l’apertura dell’ufficio di New York nel 2015 e l’ingresso del partner statunitense Jeremy Maltby, lo studio guarda ora a un ulteriore passo oltreoceano. Nel 2026 l’obiettivo è Washington DC.
«È una scelta unica per uno studio legale italiano», sottolinea Francesco Portolano. «Washington è centrale per la forte componente regolatoria dei settori in cui operiamo: media, tecnologia e life sciences sono ambiti altamente regolati e oggi più che mai influenzati da dinamiche geopolitiche e di policy». In questo contesto, il contributo di Maltby è determinante: «Jeremy conosce a fondo il funzionamento delle istituzioni americane e questo ci consente di offrire ai clienti un valore aggiunto concreto, fungendo da ponte tra i due sistemi».
Sul piano organizzativo, a contraddistinguere lo studio sono soprattutto una forte solidità e attrattività. Negli ultimi anni, infatti, non sono mancati nuovi ingressi mirati. «A breve», anticipa Portolano, «annunceremo l’ingresso di un nuovo socio nel diritto amministrativo, un’area che riteniamo sempre più strategica». La law firm è inoltre tra le realtà più citate sul piano del gender gap, con il 45% della partnership composta da donne.
Grande attenzione anche all’innovazione tecnologica. Lo studio è stato tra i primi in Italia a investire in modo strutturato nell’intelligenza artificiale, già dieci anni fa, introducendo sistemi avanzati di document analysis quando erano ancora poco diffusi. Lo studio è stato infatti anche il primo studio legale ad aver adottato Legora, piattaforma di IA collaborativa progettata specificamente per i professionisti legali.
«Oggi, con l’AI generativa, abbiamo deciso di fare un ulteriore passo avanti», spiega Cavallo. «Abbiamo adottato nuove piattaforme e stiamo lavorando per integrare l’AI in modo organico nei nostri processi, consapevoli delle complessità che comporta: dall’impatto sull’organizzazione al lavoro dei team, fino al rapporto con i clienti. L’obiettivo non è solo aumentare l’efficienza, ma migliorare la qualità del servizio e sviluppare nuovi servizi a valore aggiunto».
I risultati economici riflettono questa impostazione. Negli ultimi anni lo studio è cresciuto con continuità a doppia cifra. Nel 2025 ha registrato una crescita del 18%, raddoppiando il fatturato rispetto al 2020. «Non fissiamo obiettivi puramente numerici: per noi il fatturato è una conseguenza della qualità del lavoro e della coerenza strategica», conclude Portolano. (riproduzione riservata)