Sulla questione recessione o non recessione si è scritto molto nelle ultime settimane. Il nodo fondamentale è capire se gli interventi delle autorità monetarie per contenere l’inflazione, in primis l’aumento dei tassi di interesse, possa portare le maggiori economie (Usa, Europa, Cina) in recessione oppure si riesca a scongiurare questa ipotesi con un “atterraggio morbido”, uno scenario in cui l’inflazione torna entro soglie accettabili senza far precipitare il Pil. Per quanto riguarda i rischi per gli investitori, l’avvento o meno di una recessione cambia le carte in tavola nel breve periodo e può richiedere delle accortezze per evitare di lasciare il portafoglio esposto ad una tempesta.
Le previsioni economiche di Amchor Investment Strategies, asset manager spagnolo, sono che l’economia statunitense rallenterà, mentre l’Eurozona inizierà una fase di crescita moderata a partire dal quarto trimestre. In questo contesto l’inflazione core, complici aspettative tuttora ben ancorate, dovrebbe scendere significativamente entro la metà del prossimo anno su entrambe le sponde dell’Atlantico. «Tali sviluppi, sia nell’attività che nei prezzi, dovrebbero indurre Fed e Bce a non aumentare nuovamente i tassi di interesse in questo ciclo, anche se, come il mercato sta imparando a sue spese nelle ultime settimane, è molto probabile che i tassi rimarranno alti ancora per un po’ di tempo», osserva Alvaro Sanmartin, capo economista di Amchor, che indica quattro rischi da monitorare nello scenario economico attuale.
Secondo l’economista sono quattro i rischi principali che potrebbero portare l’economia in recessione. Il primo «riguarda la possibilità che il recente spostamento verso l’alto dell’intera curva dei tassi reali finisca per generare una debolezza economica maggiore di quella che ci aspettiamo, forse al punto da spingere le principali economie più o meno immediatamente in recessione» scrive Sanmartin. Ma se la domanda aggregata non dovesse rallentare, gli sforzi già messi in atto dalla politica monetaria potrebbero non bastare, e nuovi interventi potrebbero innescare una recessione più lunga e marcata. «Il secondo rischio è un eccesso di forza della domanda aggregata, in particolare nel caso dell’economia statunitense. La crescita potrebbe rimanere al di sopra del potenziale; stando così le cose, ci sarebbero poche ragioni per aspettarsi cali sostenuti dell’inflazione core e non sarebbe irragionevole che i salari potessero ricominciare a salire», scrive l’economista. «Di fronte a tutto ciò, le banche centrali non avrebbero altra scelta che riprendere i rialzi dei tassi. Il risultato potrebbe essere una recessione a partire da metà 2024».
Gli altri rischi riguardano un forte aumento di prezzo del petrolio e le complicazioni sul debito pubblico di alcuni paesi. «Il terzo rischio per il nostro scenario riguarderebbe un possibile shock negativo dell’offerta, magari associato a un rapido aumento del prezzo del petrolio». «Infine, un altro rischio è quello associato a un’eventuale perdita di fiducia del mercato nella sostenibilità del debito pubblico in alcuni paesi. Se ciò dovesse accadere, potremmo assistere a un significativo inasprimento delle condizioni finanziarie che, a sua volta, renderebbe molto difficile per le economie interessate evitare di entrare in recessione».