Azioni o obbligazioni in portafoglio? Il più classico dei dilemmi del mondo degli investimenti è oggi più che mai attuale. Dopo un 2022 in cui entrambe le asset class si sono mosse sincronizzate (e in negativo), e un 2023 in cui i bond ad alto rendimento hanno fatto incetta di raccolta a scapito degli investimenti più rischiosi, quest’anno le strategie multi-asset potrebbero tornare a dire la loro. I tanto attesi tagli delle banche centrali infatti dovrebbero far scendere un po’ i rendimenti delle obbligazioni, che comunque restano più attraenti che in passato, mentre le borse, a parte le difficoltà delle ultime settimane, dovrebbero continuare a essere sostenute da utili societari e megatrend, intelligenza artificiale in primis. «Se guardiamo al portafoglio multi-asset, si posiziona al secondo posto per rendimenti offerti nel primo trimestre del 2024, e al terzo posto per rendimenti a 10 anni, ma anche al sesto per volatilità, sempre a 10 anni. La diversificazione conferma i suoi benefici sia a lungo che a brevissimo termine», commenta Richard Flex, chief investment officer di Moneyfarm.
Un investitore che volesse cercare un mix equilibrato tra azioni e obbligazioni potrebbe optare per i fondi diversificati moderati. Quelli cioè che, nell’ambito del portafoglio, inseriscono titoli azionari e bond in modo che le loro quote siano all’incirca equivalenti. Anche se, in generale, rientra nella categoria anche il portafoglio multi-asset per antonomasia, cosiddetto 60/40 in cui, come suggerisce il nome, la componente azionaria pesa per il 60% e quella obbligazionaria per il 40%. La classifica elaborata da Fida raccoglie 10 fondi attivi classificati come diversificati (o bilanciati) moderati: nel 2024 la loro performance media è del 7,2%, che passa al 19% a un anno e al 13,9% a tre anni. Attenzione però a non fare classificazioni troppo schematiche: all’interno della categoria, che per sua natura è molto flessibile, ci sono infatti fondi in cui la quota azionaria può rappresentare anche l’80% o più del portafoglio complessivo.
Guida la graduatoria il fondo Lux Im Innovation Strategy di BG Fund Management (Banca Generali), che da gennaio rende il 13,1%. Anche se di recente questo comparto ha cambiato strategia, diventando di fatto un fondo azionario. «Il comparto preferisce attualmente l’esposizione al mercato azionario americano e al settore tecnologico», spiega Marco Scardovi, senior fund manager di BG Fund Management Luxembourg. «Gli investimenti azionari pesano per il 90% delle masse, mentre quelli in titoli obbligazionari sono circa il 5% del patrimonio, con duration inferiore all’anno per impiego della liquidità». Come avviene la selezione dei titoli? «Le società scelte», prosegue il gestore, «sono coinvolte direttamente nella concezione dei processi di innovazione nel settore informatico digitale o che operano in altri settori che capitalizzano i risultati finali implementando le nuove tecnologie nei propri modelli di business». Tra i trend prediletti ci sono «cloud computing, e-commerce, software as-a-service, blockchain, servizi digitali, intelligenza artificiale».
Euromobiliare Am Sgr (società parte del gruppo Credem) è presente in graduatoria con il fondo Flessibile Azionario G, che nel 2024 rende il 6,6%. Il comparto si base su una strategia «agile, che permette ampie variazioni nella quota azionaria, che può andare dal 20% al 100%, adeguando il portafoglio ai cambiamenti del mercato», spiega Andrea Rossi, portfolio manager della società di gestione. Per supportare la flessibilità del portafoglio il money manager utilizza anche gli strumenti derivati, «che aiutano la creazione di un portafoglio in grado di assumere rischio nelle fasi di rialzo dei mercati e di mitigare le perdite associate alle correzioni più marcate». Al momento il gestore preferisce la componente azionaria del portafoglio, che è pari all’80%. «I settori prediletti sono quelli finanziari, aiutati da una dinamica dei tassi d’interesse favorevole, e gli industriali, che potrebbero beneficiare di una ripresa ciclica, evidenziata da vari indicatori di tipo macroeconomico».
Infine Algebris si approccia all’asset class con il fondo Financial Income R (+5,9% da gennaio). Mark Conrad, portfolio manager della società, solitamente cerca di muoversi in un range «tra il 40% e il 60% per ciascuna asset class». Tuttavia, il processo di allocazione «ci ha portato negli ultimi anni ad avere un peso maggiore sul credito, sebbene la nostra esposizione azionaria sia aumentata di recente». A livello settoriale, sulla parte azionaria il money manager si concentra «esclusivamente sul settore finanziario e, in particolare, sulle banche europee», che hanno di recente «visto la loro redditività aumentare sensibilmente e restituire enormi quantità di capitale agli azionisti». Anche lato bond «il peso maggiore è rappresentato da obbligazioni subordinate principalmente di banche europee: nonostante gli ottimi fondamentali, gli spread degli emittenti bancari rimangono elevati rispetto ad altri settori del credito». (riproduzione riservata)