Alla sua prima Vinitaly da presidente di Federvini, Giacomo Ponti si trova a guidare il settore in uno dei contesti più complessi dall’epidemia di Covid e dalla crisi Russia-Ucraina. Le tensioni Usa-Iran, il rallentamento dei consumi e l’incertezza sui mercati internazionali gravano sulle prospettive delle imprese del settore proprio mentre i mercati del Golfo iniziavano a emergere come nuova area di crescita per il vino italiano. Ponti ne ha parlato con MF-Milano Finanza a margine di Vinitaly, lunedì 13 aprile.
Domanda. Quanto pesa la geopolitica sul settore e dove se ne risente di più?
Risposta. Pesa in modo significativo. L’incertezza internazionale si riflette sui consumi, che tendono a indebolirsi quando manca visibilità. Il Medio Oriente è l’area che sta soffrendo di più: fino a poco tempo fa Emirati e Arabia Saudita mostravano dinamiche molto positive, oggi invece si registra un rallentamento con minore mobilità e flussi ridotti. È un’area colpita nel momento di maggiore sviluppo.
D. Quali sono le conseguenze dirette di questa crisi per le imprese?
R. Senza una visione di medio termine diventa difficile pianificare gli investimenti. A ciò si aggiunge la pressione sui costi: energia e carburanti stanno aumentando e hanno effetti sulla filiera, dalla produzione alla logistica. In un sistema globale basta che si blocchi un nodo strategico come lo Stretto di Hormuz per generare effetti a catena su energia e trasporti, con ricadute immediate sui costi. Si registrano inoltre rincari su materie prime e packaging. Il vetro oggi non ha più un problema di disponibilità ma resta esposto ai costi energetici.
D. Sugli altri fronti commerciali, tra Stati Uniti, Russia e Cina, che indicazioni emergono?
R. Il quadro resta articolato. Negli Usa permangono elementi di incertezza legati ai dazi, con effetti su prezzi e quindi domanda. La Russia è bloccata dagli embarghi mentre in Cina sta rallentando l’import di vino. Sono mercati che richiedono attenzione e rafforzamento delle attività di promozione.
D. Ci sono direttrici di crescita alternative?
R. Alcuni segnali positivi arrivano dai nuovi accordi commerciali, che porteranno a una riduzione dei dazi e all’apertura di mercati molto grandi. L’India è uno di questi: oggi l’export è limitato ma la crescita della classe media offre potenziale a condizione di investire sull’educazione al consumo. (riproduzione riservata)