Il rischio che alcuni cantieri aperti sotto il cappello del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza si fermino non è trascurabile, anzi. Dopo il definanziamento di interventi per quasi 16 miliardi operato dal piano di revisione del Recovery, senza un’adeguata e pronta copertura alternativa il pericolo è duplice: da un lato, la mancanza di finanziamenti certi potrà causare il blocco dei cantieri, dall’altro gli interventi attuati dalle autonomie speciali ma riferiti a finanziamenti statali potrebbero non ricevere proprio più i fondi. A ciò si aggiunge il fatto che la sostituzione delle risorse europee con quelle del bilancio nazionale costituirebbe un aggravio per la finanza pubblica e dovrebbe vedersela con la nuova governance europea, in via di definizione. Questo l’allarme lanciato da regioni e province autonome nel documento «Valutazioni in ordine alla proposta di revisione del Pnrr e del RepowerEu».
Tutte le osservazioni effettuate e i chiarimenti richiesti dalle regioni sono conseguenza (diretta o indiretta) del primo problema segnalato in assoluto nel testo: «le regioni e le province autonome non sono state coinvolte nella definizione del documento di revisione, benché, come ampiamente dimostrato fino a ora, le stesse giochino un ruolo fondamentale per l’attuazione del Pnrr e per le necessarie sinergie da attivare sui territori per massimizzarne l’efficacia». Preoccupa le regioni anche il fatto che non sia precisato nel documento siglato dal ministro per gli Affari europei, Raffaele Fitto, in che misura la riprogrammazione proposta rispetti l’obbligo del Pnrr di destinare almeno il 40% delle risorse alle Regioni del Mezzogiorno italiano.
Il «nuovo Pnrr» inoltre amplia, alla luce dell’evoluzione dello scenario geopolitico, gli interventi di potenziamento della cybersecurity a tutta la pubblica amministrazione, con particolare attenzione alla sanità, l’energia e l’ambiente. Le Regioni, pur condividendo l’obiettivo di rafforzare la sicurezza nazionale, vogliono rassicurazioni sul fatto che tale estensione non implichi riduzioni o variazioni nei budget previsti per loro e gli enti locali dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.
Sempre in ambito digitale e tecnologico, sul Piano Italia 5G la Conferenza delle Regioni «raccomanda» al governo di tenere in adeguata considerazione le aree più interne del Paese, spesso non densamente popolate ma che forse per questo necessitano ancor di più infrastrutture di connettività mobile a larga banda.
Non viene risparmiato neanche il capitolo RepowerEu, l’ultimo nel Piano di revisione del Pnrr, non certo per importanza visto che è il principale beneficiario dell’eliminazione dal Recovery di nove grandi investimenti per 15,9 miliardi. Il protagonista delle obiezioni delle regioni sul RepowerEu è l’acqua. Chiedono infatti che la gestione in agricoltura, ora «emergenza non trascurabile», venga affidata alle regioni e non al ministero dell’Agricoltura. Nondimeno «crea perplessità» che il testo non presti attenzione al comparto idroelettrico, principale fonte energetica rinnovabile in Italia.
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