La Commissione europea ha dato l’ok definitivo alla revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza presentata dall’Italia il 21 marzo scorso che riguarda modifiche a 67 misure.
L’obiettivo di queste riscritture del Recovery Plan tricolore è garantire che i fattori esogeni (dai rincari alle interruzioni della global chain) non condizionino i risultati finali o non facciano sprecare neanche un euro sui complessivi 194,4 miliardi di euro che spettano all’Italia.
Nello specifico, due misure sono state modificate perché non più attuabili per assenza di domanda, mentre sei sono state cambiate a causa di problemi lungo le catene di fornitura che hanno rallentato la disponibilità di materiali o componenti necessari. Solo una misura ha subito variazioni per l’aumento dell’inflazione e un’altra è stata rivista per iter burocratici più lunghi del previsto.
Sono invece ben 37 le misure modificate per implementare alternative migliori per «raggiungere l'ambizione originaria della misura». Concretamente si cerca di evitare di abbandonare a metà progetti importanti, privilegiando invece approcci che si adattino meglio alle condizioni reali.
E per 20 misure è stata scelta una strada diversa: una versione semplificata e meno onerosa sotto il profilo amministrativo. L’intento era alleggerire la pressione sui soggetti coinvolti e facilitare il lavoro di enti locali e pubbliche amministrazioni, senza modificare troppo gli obiettivi che rimangono ambiziosi. (riproduzione riservata)