Arriva il semaforo verde della Commissione europea sulle modifiche al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) presentate dall'Italia, che includono anche un nuovo capitolo su RePowerEu. Il Pnrr tricolore ora vale a 194,4 miliardi di euro, per effetto dei 2,7 miliardi del Repower e il ricalcolo di 146 milioni della parte sovvenzioni. Prevede poi 66 riforme, sette in più rispetto al piano originale, e 150 investimenti.
Con la rimodulazione del piano il governo ha potuto liberare circa 21 miliardi di euro da destinare alle imprese. Di questi 12,4 miliardi vanno ad investimenti, agricoltura e turismo. Tra le novità c’è l’incremento a 6,3 miliardi della dotazione per Transizione 5.0 ossia lo strumento del credito d’imposta per la transizione verde e la digitalizzazione delle aziende, cui inizialmente dovevano essere destinati 4 miliardi. Alle rete e alle infrastrutture andranno 5,2 miliardi di euro. Il piano prevede anche un taglio dei sussidi ambientalmente dannosi pari a 2 miliardi di euro al 2026.
«Oggi abbiamo la conferma di aver fatto un lavoro di cui il Governo può essere molto fiero», ha commentato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, concludendo il suo intervento in occasione dell’incontro con le associazioni datoriali, «Ringrazio anche la Commissione europea che è stata sicuramente rigida per certi versi, ma molto aperta alla possibilità che queste risorse fossero spese nel migliore dei modi».
Con la riprogrammazione del Pnrr «ci sono ulteriori 12,4 i miliardi per le imprese, di cui quasi 10 miliardi sui progetti del Mimit», ha commentato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
Le modifiche apportate dall’Italia al Recovery originario, spiega la nota dell’esecutivo europeo, si basano sulla necessità di rispondere alle circostanze oggettive che ostacolano la realizzazione di determinati investimenti come inizialmente pianificato, «tra cui l'elevata inflazione sperimentata nel 2022 e nel 2023, le interruzioni della catena di approvvigionamento causate dalla guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina» ma anche sulla «disponibilità di alternative migliori per raggiungere l'ambizione originaria di determinati investimenti».
Nei fatti risorse destinate a interventi non ammissibili o di difficile realizzazione entro i tempi previsti sono state destinati altrove.
Un’altra circostanza da tenere in conto è la revisione al rialzo della dotazione massima di sovvenzioni Rrf, da 68,9 miliardi di euro a 69 miliardi di euro, a seguito dell'aggiornamento di giugno 2022 della chiave di assegnazione delle sovvenzioni Recovery, che riflette il risultato economico comparativamente peggiore dell'Italia nel 2020 e nel 2021 rispetto a quanto inizialmente previsto.
Il nuovo Pnrr pone i riflettori sulla transizione verde, assegnando il 39,5% dei fondi disponibili a misure che sostengono gli obiettivi climatici (rispetto al 37,5% del piano originale). Il protagonista in questo senso è il capitolo RePowerEu, con i suoi 11 miliardi (cifra inferiore ai 19 miliardi inizialmente previsti) che comprende cinque nuove riforme, cinque investimenti potenziati basati su misure esistenti e 12 nuovi investimenti per realizzare gli obiettivi del piano comunitario di rendere l'Europa indipendente dai combustibili fossili russi ben prima del 2030.
L’attenzione è incentrata sul rafforzamento delle reti di trasmissione e distribuzione dell'energia elettrica, sicurezza energetica e accelerazione della produzione di energia rinnovabile. Sono inoltre coperte le misure volte a ridurre la domanda di energia, ad aumentare l'efficienza energetica, a creare e rafforzare le competenze necessarie per la transizione verde, nonché a promuovere il trasporto sostenibile (partendo dalle ferrovie).
Nondimeno cresce l'ambizione digitale del Piano italiano, grazie a una serie di nuovi investimenti che favoriscono lo sviluppo di tecnologie avanzate, sostengono le start-up e investono in ricerca e sviluppo. Il piano rivisto destina il 25,6% della sua dotazione totale al sostegno della transizione digitale del Paese (rispetto al 25,1% del piano originale).
Adesso la palla passa al Consiglio europeo che ha quattro settimane di tempo per approvare la valutazione della Commissione, guidata da Ursula von der Leyen.
Nel mentre a breve si attende anche l’esborso della quarta rata del Pnrr a favore dell’Italia, che finora ha ricevuto 85,4 miliardi di euro: 24,9 miliardi di prefinanziamento e 60,5 miliardi complessivi erogati con le prime tre rate. (riproduzione riservata)